Aprile 1780: una riforma militare a Firenze. L’istituzione della Truppa Civica

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In copertina. La corsa dei barberi al Prato per la festa di San Giovanni nel 1791. Immagine tratta dal sito dell’Archivio Storico del Comune di Firenze



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di Aurora Savelli (Università di Firenze)
[Le parole evidenziate nel testo rinviano a link esterni elencati in fondo alla pagina]

 

Porta a Pinti; litografia di un disegno di L. Gelati. Immagine tratta dal sito dell’Archivio Storico del Comune di Firenze

L’11 aprile 1780 a Firenze si discuteva di una novità non da poco: un editto del granduca Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena aboliva infatti l’intera guarnigione e corpo d’artiglieria della città, gli scrivani di porte e i sergenti delle chiavi, e altri impieghi dipendenti «dal Battaglione, dal Comando, o Stato di Piazza di questa Città». In sostituzione, veniva creata una Truppa formata dagli «amatissimi sudditi abitanti in questa Città di Firenze», cui era trasferita la sicurezza, la tranquillità, e la quiete di Firenze, nonché «la dovuta assistenza in tutte le pubbliche necessità» (si vedano l’editto e il regolamento nel Codice della Toscana Legislazione). Il provvedimento aveva avuto un precedente a Siena e a Pisa; dopo Firenze, interesserà altre città e luoghi del granducato.
La difesa della città era dunque demandata agli stessi abitanti di Firenze, distribuiti in quattro compagnie, una per quartiere, e ognuna di centocinque uomini: capitano, tenente, sottotenente, sergente, agente, nove caporali, un tamburino e novanta soldati detti «comuni».
La scelta degli uomini che ne avessero fatto richiesta spettava ai capitani: gli arruolati dovevano avere tra i 18 e i 40 anni, non avere pendenze con la giustizia e presentare una fede di buona condotta. Una volta ascritti, ricevevano un’uniforme di colore bianco, «con le mostre alle maniche, e la pistagna al collo della giubba di colore giallo, bottoni bianchi, e cappello di pelo nero con bordo bianco, e coccarda in colori respettivamente bianco, rosso, giallo, e verde, per distinguerli dalle differenti Compagnie»; insieme all’uniforme erano consegnate le armi, cioè un fucile e uno «sciabolotto» per soldato.
Chi si arruolava aveva privilegi non da poco, come non essere perseguibile per debiti, o poter concorrere ad una dote per una componente della famiglia: o figlia, o sorella, o cugina in primo grado; ma anche cognata, nipote da parte di figlio o di fratello e sorella. Era un punto talmente sentito che di lì a poco – il 12 febbraio 1783 – si riconobbe la possibilità di assegnare la dote anche alle zie, alle figliastre, alle nipoti delle mogli, e alle seconde cugine dei soldati, contestualmente proibendo «le cessioni, i baratti, e le volture delle doti che sono state abusivamente introdotte nelle Compagnie Civiche di Firenze».
Non si trattava di un vero e proprio mestiere; su questo punto l’editto era chiaro. Gli arruolati continuavano a vivere nelle loro case, e ad esercitare il consueto lavoro. Il servizio nella Truppa Civica era insomma una sorta di ‘arrotondamento’, dato che ogni servizio veniva pagato con la modesta cifra di una lira e dieci centesimi. Negli intendimenti doveva dare anche una certa distinzione dal resto della popolazione, distinzione rappresentata dal privilegio di portare armi e uniforme, quest’ultima anche senza essere in servizio, e di poter procedere ad arresti. Il granduca fissò dei limiti, per non generare tensioni: gli arruolati non dovevano avere trattamenti di favore per locazione di case o botteghe, e per trasgressioni gravi erano soggetti ai tribunali ordinari, dato che ai capitani spettavano solo punizioni per semplici mancanze.

Foto di Borrani del passeggio lungo le mura presso la Porta San Niccolò. Immagine tratta dal sito dell’Archivio Storico del Comune di Firenze

Quali erano le mansioni della nuova Truppa? In primo luogo, essere pronta giorno e notte a prestare soccorso ed intervenire in tutti i casi di bisogno della città, che possiamo vedere rappresentata in una pianta commissionata dal granduca e edita nel 1783. In Palazzo Vecchio, ogni mattina, montava una guardia di 45 uomini, distribuiti a sorvegliare punti strategici: alle due porte di Palazzo Vecchio, ma anche alla «Cassa», alla «Guardaroba generale», alla «Posta Generale», al «Monte Comune». Destinate ad attento controllo erano naturalmente anche le porte: a Porta Romana erano collocati quattro uomini, e così a Porta San Gallo e a Porta San Niccolò. Queste erano le tre porte che restavano aperte giorno e notte per almeno sette mesi (negli altri cinque chiudevano a mezzanotte). A Porta al Prato, Porta San Frediano, Porta alla Croce e Porta a Pinti stava invece un «guarda posto» fino a mezzogiorno, e un altro fino a sera; subito dopo l’Angelus queste porte venivano chiuse, e le loro chiavi riportate in Palazzo Vecchio. L’editto stabiliva regole di comportamento per chi stava di sentinella: era vietato familiarizzare e lasciarsi accostare, accettare denari o altro, trattenere donne nei posti di guardia o giocare a carte e a dadi. Chi era sorpreso più volte ubriaco in servizio rischiava il licenziamento. Istruzioni a sé riguardavano i capiposto: per esempio i carri coperti dovevano essere ben controllati per verificare che non vi fossero nascosti malfattori e non si poteva entrare in città a faccia coperta, un divieto che non riguardava gli uomini della Compagnia della Misericordia sempre pronti ad accorrere in soccorso alla popolazione.
La truppa era mobilitata anche in caso di incendi – si vedano le Istruzioni da osservarsi in occasione d’Incendj presso l’Archivio di Stato di Firenze, fondo Segreteria di Guerra. Affari generali, n. 545. Il Commissario di quartiere dava avviso ai campanari di suonare le campane per avvertire gli abitanti, e mobilitava il capitano della Compagnia Civica più vicino. Al campanaro veniva consegnato «un cartellino di lamiera d’ottone, nel quale sarà inciso “si suoni la Campana”, e che dovrà ritenere presso di sé, per portarlo poi, e renderlo al Commissario di Quart iere in discarico del suo operato». Il rintocco della campane del Duomo avvertiva invece che era in corso un incendio di vaste proporzioni. In queste situazioni il compito della Truppa Civica era esclusivamente quello di tenere lontana la popolazione impedendole l’ingresso nelle strade coinvolte dall’incendio; solo all’apparato di polizia spettava infatti la parte più attiva, cioè la cura e la difesa delle abitazioni dai saccheggi.
Queste istruzioni mostrano un tratto fondamentale del provvedimento istitutivo della Truppa Civica: la volontà di avere un corpo locale chiamato a svolgere una funzione di ‘cuscinetto’ nei confronti degli abitanti e di supporto all’azione dell’apparato di polizia, tutt’altro che benvoluto e oggetto in quegli anni di profonde riforme. Sulla carta, infatti, la sola presenza di persone conosciute e ben inserite nel tessuto sociale poteva risultare rassicurante, e anche prestarsi a essere meglio tollerata in situazioni critiche per la vita della città.
Poiché l’arruolamento non poteva avere i connotati di una professione, era necessario contare su soggetti caratterizzati da una relativa stabilità occupazionale e socialmente affidabili. Nell’interessante incartamento sugli Individui della Compagnia Bricchieri del Real Battaglione di Firenze di SAR che hanno chiesto di passare nelle Compagnie Civiche (ancora in Segreteria di Guerra. Affari generali, n. 545), sono riportate professione, stato civile, qualità personali di chi richiedeva l’arruolamento, come nel caso di Pietro Mengozzi, un venticinquenne scapolo, parrucchiere, che chiedeva di poter diventare tamburino. Di lui si scrive che era un giovane «pulito, e attento al suo dovere, e subbordinato», anche se in passato «littighino co’ suoi camerati». Lo zio Cosimo Pucci, pettinaio abitante in via San Zanobi, garantiva per lui: «mi ha assicurato di riceverlo presso di sé, e aver luogo di poterlo provedere dell’occorrente, unitamente a quello che li viene annualmente rimesso dalla sua casa».

La corsa dei barberi al Prato per la festa di San Giovanni nel 1791. Immagine tratta dal sito dell’Archivio Storico del Comune di Firenze

Il reclutamento si rivelò tutt’altro che semplice: forte è il sospetto che si entrasse nella truppa principalmente, se non unicamente, per conseguire la dote, come mostra la storia di Antonio Conti. Il Conti, informava il capitano, era stato arruolato nel 1780; nel 1783 aveva chiesto la dote per una delle quattro figlie; nel 1784 era stato licenziato per cattivo comportamento durante una guardia. Chiedeva di essere riammesso come ‘comune’, certamente per dotare un’altra figlia. «Onde per evitare questi sconcerti con rescritto del dì 8 novembre 1785 SAR ha disposto saviamente che nessuno dell’individui della Truppa Civica di Firenze possa conseguire le dette doti se non doppo che avranno compiti quattro anni di servizio».
La Truppa doveva garantire l’ordine anche in numerose occasioni di sociabilità urbana, presso i teatri e durante feste pubbliche o private. Il teatro, la festa, gli affollamenti che si creavano per i più diversi motivi, dalle corse dei palii alle processioni, costituivano momenti critici, che potevano facilmente degenerare in tumulto e violenza.
I problemi non tardarono a manifestarsi, come documenta l’inserto a titolo Civiche di Firenze. 1786 (Segreteria di Guerra. Affari generali, n. 545). Nel dicembre 1782 il comandante regio ordinava l’immediato licenziamento di soldati dei quali si era avuto notizia certa che avessero preteso dai contadini, quando erano di guardia alle porte, pezzi di legno, carbone e frutta. Altri episodi suggeriscono che il comportamento dei soldati verso la popolazione era ben diverso da quello, misurato, che il regolamento prescriveva. L’ultima sera di carnevale del 1787 il cocchiere della carrozza di Amerigo Antinori giunse davanti al teatro della Pergola, dove si mise in attesa del padrone; fu maltrattato e percosso da un soldato civico, poiché le carrozze dovevano entrare unicamente dal lato di Santa Maria Nuova. Il 16 novembre 1785 Porta San Gallo fu teatro di un alterco tra un civico e un «paesano»: questi aveva posto a terra una cesta che il soldato aveva intimato di togliere, passando quindi a batterlo con il fucile. Il commissario di quartiere, che relazionò sull’accaduto, sembra cogliere prontamente l’occasione per cercare di regolare i conti con una presenza mal tollerata: «io non passerei sotto silenzio – scrive – l’abuso di detti soldati nel farsi come giornalmente si vede la giustizia da per sé con percuotere le persone, col pericolo una volta o l’altra… di far nascere un disordine».
Questo profilo di suddito-soldato stabilmente inserito nei ritmi della vita urbana, cui il principe demandava compiti di tutela dello spazio cittadino, si inserisce in un ampio programma di riforme che faceva perno sul concetto di responsabilità e di autoregolazione delle comunità; obbediva anche ad un progetto di smilitarizzazione, mirando forse anche a compensare i fiorentini di altri provvedimenti che creavano le tensioni messe in luce nel bel saggio di Mineccia e Tognarini sui tumulti urbani degli anni Settanta. Si scontrava però con realtà difficilmente eludibili: il rapporto tra gli amatissimi sudditi chiamati a garantire ordine e sicurezza e il resto della popolazione si rivelava tutt’altro che semplice, poiché dare agli abitanti uniforme e armi generava non orgoglio civico ma arroganza. E la motivazione dei soldati appariva soprattutto quella di conseguire la dote, per poi tornare alla vita di prima. Ancora più problematica sembra la compresenza di corpi differenti (e concorrenti) nel controllo della città: i soldati civici da una parte, e il corpo di polizia dall’altra. Riformata nel 1777, la polizia fiorentina era imperniata sull’Auditore fiscale e sui Commissari di quartiere, dai quali dipendeva l’ampio apparato degli esecutori, quei «famigli» così invisi e tutt’altro che disposti a riconoscere alla Truppa Civica distinzioni e ruolo.

Bibliografia di riferimento

 

Elenco dei link in ordine di citazione (il loro funzionamento è stato verificato nel marzo 2017)

 


Come citare questo articolo: Aurora Savelli, Aprile 1780: una riforma militare a Firenze. L’istituzione della Truppa Civica, in "Portale Storia di Firenze", Marzo 2017, http://www.storiadifirenze.org/?temadelmese=aprile-1780-una-riforma-militare-a-firenze-listituzione-della-truppa-civica
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