Dicembre 1569: la concessione del titolo granducale ai Medici

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di Marcello Verga (Università di Firenze)

[Le parole evidenziate nel testo rinviano a link esterni elencati in fondo alla pagina]

 

 

Giambologna, Statua equestre di Cosimo I, tra 1587 e 1594 (Piazza della Signoria, Firenze)

Il 13 dicembre 1569: «Nella gran sala del Palazzo Ducale si stava Cosimo assiso sotto il Trono, e attorno di esso erano collocati per ordine i Figli, il Bonelli [è il nipote del papa e latore della bolla papale della nomina a granduca di Toscana], e il Nunzio del Papa; gli Ambasciatori residenti di Ferrara e di Lucca ebbero appresso il lor posto, e dopo di essi il Senato dei Quarantotto, le altre Magistrature della Città, i Cavalieri di Santo Stefano, la Nobiltà, e la parte più scelta del popolo erano situati secondo il grado e la convenienza. Gio. Batista Concino figlio di Bartolommeo Concino primo Segretario di Cosimo fu deputato per esercitare in questo atto le funzioni di Gran Cancelliere. Presentò il Bonelli a Cosimo il Breve di Pio V accompagnandolo con le più obbliganti e officiose espressioni, e il Concino lo lesse ad alta voce pubblicamente; l’istesso fu esequito della Bolla, e tutta l’assemblea applaudì alle considerazioni del Papa e ai meriti del nuovo Gran Duca. I Principi, il Bonelli, gli Ambasciatori ed i Magistrati complirono con baciarli la mano, mentre la Piazza risonava delle pubbliche acclamazioni, e le artiglierie annunziavano l’atto come perfezionato. Si eressero subito per la Città le armi Medicee con la Corona Reale, si notificò ai sudditi il trattamento dovuto al Gran Duca di Altezza e di Serenissimo e si coronò l’opera con un solenne ringraziamento nel Tempio principale della Città. Successero dipoi le pubbliche dimostrazioni di gioia, i trattenimenti, i banchetti e tutto ciò che l’esquisitezza e la magnificenza di Cosimo poterono imaginare per render contento il Bonelli e dimostrare al Papa il gradimento di così segnalato favore. I popoli goderono sinceramente di vedere appagata così la vanità del loro Principe, e solo quei Cittadini internamente nemici della Monarchia si contristarono per vedere autorizzato sempre più con questo atto il governo di un solo».

 

 

P. Gall, Incoronazione di Cosimo I a Roma nel marzo 1569, 1582 (dalla raccolta di tavole, pubblicata ad Anversa, Mediciae Familiae rerum feliciter gestarum victoriae et triumphi, elegantissimis iconibus a Johannes Stradano Flandro artificiosissimo penicillo delineata et a Philippo Galleo in aes incisa et edita 1583)

Questo il racconto che Riguccio Galluzzi dava nella sua Istoria del Granducato di Toscana sotto il governo della Casa Medici (Firenze, Cambiagi, 1781,vol. II, pp. 107-108) della cerimonia che il 13 dicembre 1569 a Firenze festeggiava la bolla del papa Pio V che attribuiva al duca di Firenze Cosimo I il titolo di granduca di Toscana. Un atto importante e a lungo voluto da Cosimo I, che pure nel maggio 1564 aveva ceduto quasi tutte le leve dello stato al figlio Francesco I, in vista del matrimonio che questi avrebbe contratto con Giovanna d’Austria, della famiglia imperiale. Importante, perché questo titolo, nuovo e insolito nella pur ricca vetrina dei titoli sovrani, segnava il riconoscimento di una vera preminenza del principe fiorentino in quello che possiamo definire il sistema degli stati italiani della metà del XVI secolo. La concessione poneva infatti Cosimo I e dopo di lui i suoi successori ad un livello di prestigio, di “reputazione”, per riprendere un termine caro alla cultura politica dell’antico regime, che nessun altro principe italiano avrebbe potuto vantare. Né il duca di Savoia, che avrebbe dovuto aspettare gli inizi del XVIII secolo per potersi vantare di un titolo reale (re di Sicilia dal 1714 e poi re di Sardegna), né tantomeno i duchi di Modena – gli Este – che pure avrebbero voluto essi un segno di distinzione maggiore rispetto ai Medici fiorentini.

 

Ad ottenere un titolo di preminenza sugli altri principi italiani Cosimo aveva lavorato fin dall’elezione al soglio pontificio di Pio IV (Giovanni Angelo Medici, di famiglia milanese non imparentata con i Medici di Firenze) eletto, alla fine del 1559, in virtù dell’appoggio di Filippo II di Spagna e dell’azione diplomatica dello stesso Cosimo. Nel 1560 il papa dava il cappello cardinalizio a Giovanni dei Medici, figlio di Cosimo, e apriva una sede della Nunziatura a Firenze. E nel 1564, morto Giovanni, lo attribuiva ad un altro figlio di Cosimo, il giovane Ferdinando – che avrebbe poi cinto, nel 1587, la corona granducale alla morte del fratello Francesco I – e soprattutto appoggiava i Medici nella contesa sulle preminenze rivendicate dagli Este.

 

Domenico Ubaldini detto Puligo, Ritratto di Pietro Carnesecchi, fra 1525 e 1527 (Galleria degli Ufizi, Firenze)

Nonostante la rinuncia alle rendite dello stato e al controllo degli apparati pubblici a favore di Francesco I, era pur sempre Cosimo a guidare la politica fiorentina e a nominare i principali ministri. E fu Cosimo a trattare con il nuovo pontefice Pio V (Antonio Ghisleri) per superare le differenze e diffidenze del pontefice nei confronti della politica religiosa di Cosimo, vinte sia grazie al “sacrificio” che Cosimo I fece dell’“eretico” Pietro Carnesecchi (abbandonato dal duca nelle mani dell’Inquisizione romana e quindi decapitato e bruciato a Roma nell’ottobre del 1567) sia grazie anche ad un forte sostegno di Cosimo alla guerra contro gli ugonotti di Francia. Pesò anche l’abile strategia di finanziamenti agli attori principali della scena politica internazionale. Nel 1565 infatti Cosimo prestava all’imperatore 200.000 scudi e 100.000 ducati alla Francia; qualche anno più tardi 100.000 ducati ancora alla Francia e, nel 1572, 200.000 scudi alla Spagna. A conferma di un ruolo nel contesto internazionale che poteva e doveva giustificare la preminenza medicea in Italia, in anni in cui la nuova dinastia si imparentava con la famiglia imperiale. A costo anche di sfidare con l’accordo e il sostegno di papa Pio V la diffidenza e l’opposizione dell’Impero e della Spagna, che infatti non vollero, nel 1569, riconoscere la bolla papale e il conseguente titolo granducale.

 

In questo contesto, alla metà degli anni sessanta del Cinquecento, mentre l’Imperatore sembrava appoggiare le pretese degli Este nella loro controversia per le precedenze sui Medici nelle cerimonie pubbliche, il papa si adoperava per concedere al duca di Firenze un titolo che non lasciasse dubbio sulla primazia dei Medici sugli altri principi italiani. Scartata l’idea di un titolo regio (la monarchia spagnola e l’impero non lo avrebbero certo tollerato) fu Pio V ad “inventare” il titolo di granduca di Toscana con una bolla del 27 agosto 1569, la cui minuta era il frutto di una stretta collaborazione tra il Torelli, uno dei segretari di Cosimo, e il giurista Nofri Camaiani, presidente dei Brevi pontifici.

Questa fu la bolla papale letta con grande solennità nella cerimonia davanti al Senato dei Quarantotto e le altre magistrature fiorentine così bene ricordata dal Galluzzi nella sua Istoria. E non deve sorprendere che il filolorenese Galluzi, al servizio del governo di Pietro Leopoldo, desse, negli anni ottanta del XVIII secolo, tanto risalto alla concessione del titolo granducale, perché, anche se, come vedremo, la bolla fu sempre contestata dal Sacro Romano Impero degli Asburgo, essa attribuiva a chi reggeva lo stato fiorentino – ed insieme quello senese – non solo una riconosciuta preminenza sugli altri principi italiani, ma soprattutto un più aperto riconoscimento della natura “monarchica” e assolutistica del potere dei Medici su quella che era pur sempre – e tale rimarrà fino al 1737, anno della successione lorenese – la Repubblica Fiorentina, una strana repubblica con a capo un duca, come si leggeva nel diploma di Carlo V.

 

Ludovico Cardi detto il Cigoli, Cosimo I ritratto con le insegne del potere granducale, 1602-3 (Palazzo Medici Riccardi, Firenze; l’immagine è tratta dalla fototeca on line di Palazzo Medici Riccardi)

Un titolo importate, dunque, cercato e voluto da Cosimo anche a costo di sfidare la diffidenza e l’aperta opposizione della Spagna di Filippo II e del Sacro Romano Impero. Non a caso, quando il 5 marzo 1570 Cosimo andò a Roma a cingere la corona granducale e ad offrire al papa l’appoggio per una lega contro i Turchi, dure furono le reazioni della Spagna e dell’Impero e fu solo la grande abilità politica di Cosimo, capace di giocare la carta dell’appoggio della corona francese e di rivendicare al tempo stesso la sua assoluta fedeltà alla politica degli Asburgo, a portare ad una progressiva distensione della situazione e a vincere l’ostracismo di Filippo II che, ad esempio, non volle che le nave medicee partecipassero, in nome dello stato fiorentino, alla lega antiturca che avrebbe riportato la celebre vittoria di Lepanto.

 

L’elezione di un nuovo pontefice, Gregorio XIII, nel 1572, avrebbe contribuito alla ripresa di buoni rapporti di Cosimo con la Spagna e a spingere il re Filippo II ad intervenire presso l’imperatore per il riconoscimento del titolo granducale. Questo sarebbe però arrivato solo con il diploma imperiale del gennaio 1576, morto oramai da due anni Cosimo I. Un diploma, quello di Massimiliano II, che formalmente ignorava la precedente bolla papale.

La lotta per il titolo granducale non fu, dunque, solo una lotta per la preminenza sulla scena italiana, nella concorrenza con gli Este o i Savoia, ma uno dei terreni sui quali Cosimo I si impegnò per il consolidamento della nuova dinastia sul piano internazionale e per una sua più forte legittimazione sul piano dell’esercizio del governo sullo stato fiorentino e sul nuovo possesso senese.

 

Giambologna, Incoronazione di Cosimo I, 1598; rilievo bronzeo sul basamento della statua equestre in Piazza della Signoria, Firenze

Chi ancor oggi vada in piazza della Signoria, a Firenze, può allora facilmente comprendere perché alla base del monumento equestre che Francesco I fece erigere al Giambologna in onore del padre Cosimo, siano raffigurate tre scene: la conquista di Siena, la rinuncia al potere a favore di Francesco e l’incoronazione granducale a Roma. Una cerimonia, questa, che aveva avuto nella Roma di Pio V e conserva ancor oggi nell’opera del Giambologna, il senso di una vera e propria “coronazione” regia con l’imposizione di una corona sul capo di Cosimo e la consegna dello scettro. E se poi il nostro visitatore volesse spostarsi dalla piazza della Signoria ed entrare a Palazzo, ben comprenderebbe perché per volere del granduca Ferdinando I Jacopo Ligozzi dipingesse non lontano dalla scultura di Baccio Bandinelli e di Bartolomeo Caccini – l’incoronazione di Carlo V a Bologna – la scena dell’incoronazione romana del granduca Cosimo I.

 

 

Letture di approfondimento:

  • F. Diaz, Il Granducato di Toscana. I Medici, Torino, Utet, 1976.
  • G. Cipriani, Pio V e l’incoronazione romana di Cosimo I dei Medici nel 1570, «Studi e ricerche», 2 (1983), pp. 263-273.
  • F. Pancucci, La questione del titolo granducale: il carteggio diplomatico fra Firenze e Madrid, in Toscana e Spagna nel secolo XVI. Miscellanea di studi storici, Pisa, ETS, 1996, pp. 7-58.
  • A. Contini Bonacossi, La concessione del titolo di granduca e la “coronazione” di Cosimo I fra papato e impero (1569-1572), in L’impero e l’Italia nella prima età moderna, a cura di M. Schnettger, M. Verga, Bologna, Il Mulino, 2003, pp. 417-438.
  • A. Spagnoletti, Le dinastie italiane nella prima età moderna, Bologna, Il Mulino, 2003.
  • M.A. Visceglia, La città rituale. Roma e le sue cerimonie in età moderna, Roma, Viella, 2003.

Elenco dei link in ordine di citazione
(il loro funzionamento è stato verificato il 1° dicembre 2012):


Come citare questo articolo: Marcello Verga, Dicembre 1569: la concessione del titolo granducale ai Medici, in "Portale Storia di Firenze", Dicembre 2012, http://www.storiadifirenze.org/?temadelmese=dicembre-1569-la-concessione-del-titolo-granducale-ai-medici
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