Febbraio 1883: escono “Le Avventure di Pinocchio”

Immagine di copertina:

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di Sara Mori

[Le parole evidenziate nel testo rinviano a link esterni elencati in fondo alla pagina]

 

«C’era una volta…Un re! – Diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno». È questo l’incipit, che supera e ribalta i tipici inizi delle favole della tradizione, della notissima fiaba toscana frutto della penna di Carlo Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini.

 

Vignetta della copertina della prima edizione del 1883

Nel febbraio del 1883, a poche settimane di distanza dalla fine delle puntate uscite nel «Giornale per i bambini»Le Avventure di Pinocchio venivano pubblicate in volume dalla casa editrice Paggi di Firenze. Il libro, nel piccolo formato in sedicesimo (18×12 cm) e dalla copertina verde in brossura, fu subito esposto nelle vetrine della Libreria Paggi di Via del Proconsolo 7 e messo in vendita per 2,50 lire. Il volumetto faceva parte della sezione dei «Libri per letture» della collana «Biblioteca scolastica» dell’editore Paggi; vi figuravano altri libri di Collodi come il Giannettino e il Viaggio per l’Italia di Giannettino e opere di Ida Baccini e Pietro Thouar

 

 

Coperta in brossura della prima edizione Firenze, Paggi, 1883

Pinocchio aveva esordito sulle pagine del periodico «Giornale per i bambini», rivista per l’infanzia stampata a Roma, diretta da Ferdinando Martini e finanziata dall’editore Oblieght. Il racconto Storia di un burattino uscì a puntate a partire dal primo numero il 7 luglio 1881. La storia si sviluppò in quindici capitoli e Collodi decise di farla finire con Pinocchio impiccato al ramo della Quercia grande: «E non ebbe fiato per dir altro. Chiuse gli occhi, aprì la bocca, stirò le gambe e, dato un grande scrollone, rimase lì come intirizzito». Il successo del burattino portò la redazione del giornale, soprattutto per le insistenze del caporedattore Guido Biagi, a chiedere all’autore di continuare il racconto e nel febbraio 1882 nella rivista fu pubblicata questa nota: «Una buona notizia! Vi ricordate del povero burattino che il signor Collodi lasciò attaccato a quell’albero e che pareva morto. Ebbene, ora lo stesso signor Collodi ci scrive per annunciarci che Pinocchio non è morto, anzi è più vivo che mai, e che gli sono accadute delle cose che pare impossibile […]». La storia riprese con un nuovo titolo, le Avventure di Pinocchio, che si prolungarono per quasi un anno.

 

 

 

Pinocchio immaginato da Enrico Mazzanti (edizione del 1883)

Carlo Lorenzini stipulò nel dicembre 1882 il contratto con il libraio fiorentino Felice Paggi, con cui aveva già collaborato nel 1875 per un’edizione delle fiabe del Perrault tradotte dal francese, per la pubblicazione in volume delle Avventure quando ancora uscivano a puntate sul «Giornale»; Collodi percepì per le prime due edizioni un compenso assai modesto, circa mille lire, per un libro che si apprestava ad avere un enorme successo, ma considerato ancora dall’autore stesso una bambinata. Il sottotitolo dell’edizione in volume Le avventure di Pinocchio era Storia di un burattino, per chiarire subito che si trattava della versione completa della storia di Pinocchio. Al centro della copertina si vede la figurina di Pinocchio che scappa sullo sfondo di un sole luminoso, mentre all’interno prima del frontespizio troviamo le prime illustrazioni del burattino, con il vestito di carta fiorita e il cappellino di mollica di pane, e dei personaggi del racconto ad opera di Enrico Mazzanti, illustratore delle edizioni Paggi e legato da amicizia e da precedenti collaborazioni a Collodi. Con Mazzanti anche la paternità dell’immagine di Pinocchio torna a Firenze, dove nel 1850 era nato e viveva l’illustratore.

 

 

Ovviamente fu necessaria una revisione completa del racconto per dargli l’aspetto di una narrazione omogenea, senza i salti o le ripetizioni che si erano generate per gestire il testo a puntate. Questa operazione di editing fu sicuramente opera di Collodi stesso, come è stato dimostrato dagli studiosi: spariscono dunque varie premesse e sunti iniziali mentre vengono aggiunti i sommari al principio di ogni capitolo. La revisione non fu del tutto accurata: alcuni critici hanno notato come l’autore abbia lasciato, secondo Marino Parenti intenzionalmente, molte incongruenze o errori nella trama.Il libro ebbe subito un buon riscontro di pubblico ma la fortuna editoriale di Pinocchio si svilupperà soprattutto nel Novecento tanto da arrivare al secondo milione di copie vendute, come riportato nell’edizione Bemporad (successori di Paggi) del 1921.

 

Pinocchio e Geppetto illustrati da Mazzanti (edizione del 1883)

Il successo di Pinocchio fu dovuto in parte all’indiscutibile valore letterario del testo, di cui però ci si renderà conto successivamente, che ai pregi della lingua univa quelli di uno stile in buon equilibrio tra il reale e il fantastico, ma soprattutto all’opportunità che dette Collodi ai suoi piccoli lettori di riconoscere nell’iter faticoso del burattino che diventa ragazzo ‘perbene’ la loro esperienza di vita. Quelli che a noi del ventunesimo secolo possono sembrare episodi crudeli o tristi, i piedi bruciati del burattino, la morte dell’amico Lucignolo diventato asino e tanti altri, sono il frutto del clima culturale e sociale dell’epoca in cui è stato scritto il volume e rispecchiano la sensibilità del momento. Si è parlato di Pinocchio come di “eroe della fame”. La miseria e la fame erano i dati costitutivi della vita contadina italiana del tempo e molte delle vicende narrate nel libro riflettono, attraverso il velo fantastico della favola, questa dura realtà. Le descrizioni, anche quando occupano il territorio della fiaba, sono estremamente concrete e legate spesso alla quotidianità del vissuto popolare. Il fantastico è ovviamente molto presente: il burattino che parla e si muove come un bambino, la Fata turchina, gli animali parlanti, la discesa di Geppetto nel ventre della balena, il Serpente, ecc. ma attraverso l’invenzione i segni del reale s’intravedono molto bene.

 

 

Un'edizione russa di Pinocchio

Il successo di Pinocchio non si è limitato alla sola realtà italiana: il libro è stato tradotto in più di 240 lingue, come ha rilevato un’indagine condotta dalla Fondazione nazionale Carlo Collodi su dati forniti dall’UNESCO, facendone l’opera più tradotta e venduta della storia della letteratura italiana. Inoltre da più di un secolo l’attenzione per il testo di Collodi da parte di critici letterari, scrittori, psicanalisti, storici e antropologi, persino studiosi delle religioni e alti ranghi della Chiesa cattolica, è stata costante. Come scrive Asor Rosa: «Il destino di un libro come Le avventure di Pinocchio è d’esser nato come un fantastico libro per bambini, per diventare poi, cammin facendo, un grande libro per grandi, senza smettere mai d’essere un fantastico libro per bambini. In questa duplicità, a tal punto ricorrente da divenire, se così si può dire, permanente, stanno il suo fascino, la sua illimitata disponibilità alla lettura, la sua capacità di parlare a popoli e generazioni diversi e di rivestire, al di là della versione originaria, altre forme e altri linguaggi in movimento (dai balocchi ai cartoons, dai films di animazione, celebre una reinterpretazione disneyana, ai films veri e propri)».

 

 

Letture di approfondimento:

  • C. Collodi, Le avventure di Pinocchio, edizione critica a cura di Ornella Castellani Polidori, Pescia, Fondazione Nazionale Carlo Collodi, 1983.
  • M. Parenti, Il papà di Pinocchio, in Rarità bibliografiche dell’Ottocento, Bergamo, Istituto d’arti grafiche, 1945.
  • Asor Rosa, «Le avventure di Pinocchio» di Carlo Collodi, in Letteratura Italiana. Le opere, Torino, Einaudi, 1995, vol. 3, pp. 879-950.

Elenco dei link in ordine di citazione (il loro funzionamento è stato verificato il 1° febbraio 2013):


Come citare questo articolo: Sara Mori, Febbraio 1883: escono “Le Avventure di Pinocchio”, in "Portale Storia di Firenze", Febbraio 2013, http://www.storiadifirenze.org/?temadelmese=febbraio-1883-escono-le-avventure-di-pinocchio-2
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