Giugno 1957: Firenze verso il nuovo quartiere popolare di Sorgane

Immagine di copertina:

Leonardo Ricci, Edificio D denominato «La Nave», 1962-1966, a Sorgane



PDF

di Paola Ricco (Università di Firenze)

[Le parole evidenziate nel testo rinviano a link esterni elencati in fondo alla pagina]

Planimetria del quartiere di Sorgane (1957). Tratta da: «Urbanistica», n. 39, 1963

Planimetria del quartiere di Sorgane (1957). Tratta da: «Urbanistica», n. 39, 1963

Il 9 giugno 1957 si svolge a Firenze il convegno nazionale Firenze, Sorgane e il Piano Regolatore. Al centro della discussione c’è il nuovo quartiere popolare di Sorgane: il progetto era stato reso noto nei mesi precedenti e da subito aveva sollevato fortissime polemiche, con ripercussioni sugli equilibri politici e culturali della città. L’inizio della vicenda si può collocare nel 1954, quando comincia a diffondersi la notizia di un imminente intervento di edilizia popolare nella zona limitrofa a Bagno a Ripoli; per la conclusione, si può prendere come riferimento il 1967, quando la maggior parte dei nuovi edifici sono ormai terminati e gli alloggi sono pronti per la consegna agli inquilini. Quel convegno, noto anche come «il processone», è stato uno dei momenti decisivi che hanno segnato la lenta e discussa nascita del quartiere.

Nell’ottobre del 1954 la giunta comunale dirama un comunicato stampa nel quale si fa cenno agli accordi tra Comune e INA-Casa per l’acquisto di un terreno edificabile nell’area di Sorgane. Il 6 novembre successivo il sindaco Giorgio La Pira inaugura il villaggio popolare dell’Isolotto e ne rilancia la notizia; in conclusione del suo discorso afferma: «Auguri, quindi a tutti voi, fiorentini di questa nuova città: che possiate in essa vivere e prosperare come una grande famiglia di fratelli – ed infine, signori, una speranza: che a questa prima città satellite ne seguano presto delle altre. Una seconda del resto è già alle viste a Bagno a Ripoli. Non case, ripeto, ma città». La Pira si serve, in quest’occasione, di una citazione di Leon Battista Alberti che gli era stata suggerita da Giovanni Michelucci e che riformula con le parole «la città è una grande casa per una grande famiglia».

Piano Regolatore di Firenze (1962). Tratta da: «Urbanistica», n. 39, 1963

Piano Regolatore di Firenze (1962). Tratta da: «Urbanistica», n. 39, 1963

Da quel momento, l’ipotesi di un nuovo quartiere a Sorgane resta in sottofondo e se ne discute in modo saltuario e con giudizi contrastanti: la collocazione del quartiere è uno dei punti più problematici poiché il piano regolatore del 1951, pur non avendo piena validità in quanto era stato approvato solo come studio, individuava l’asse Firenze-Prato-Pistoia come direzione privilegiata per lo sviluppo della città. Tra il dicembre 1955 e i primi mesi del 1956 alcuni fatti muovono la situazione: il 7 dicembre 1955 La Pira scrive a Rosario Impallomeni, direttore dell’Istituto Autonomo delle Case Popolari (IACP), facendo presente l’urgenza di dare alloggio a ottocento famiglie di sfrattati. Nel gennaio successivo, La Pira e Impallomeni scrivono a Giuseppe Romita, Ministro dei lavori pubblici, chiedendo uno speciale intervento per Firenze. Il 9 febbraio 1956 il ministero concede un primo finanziamento allo IACP e due giorni dopo l’INA-Casa acquista la tenuta di Sorgane da Giuseppe e Alfiero Ballerini per duecento milioni di lire; il terreno, nel settembre 1953, era stato oggetto di una compravendita tra privati per venti milioni di lire. Negli stessi mesi, il ministero dei lavori pubblici istituisce il Comitato per il coordinamento dell’edilizia popolare (CEP), allo scopo di gestire con più efficacia gli interventi più consistenti. Firenze diventa così una sorta di laboratorio: il villaggio di Sorgane sarebbe stato il primo di quattordici «borghi» distribuiti sul territorio nazionale e realizzati con il coordinamento del CEP. I quartieri CEP erano concepiti come «quartieri autosufficienti» o «borghi satellite» piuttosto che come espansioni urbane.

Nel giugno del 1956, i progettisti cominciano a lavorare: sono trentasette tecnici, tra architetti e ingegneri, divisi in sette gruppi. Michelucci è il coordinatore. I verbali delle loro riunioni sono un utile documento che permette di ripercorrere il processo creativo. Michelucci, in questa fase, svolge in modo assai convincente il suo ruolo di coordinatore: dalle idee di ciascuno, estrapola i contributi migliori e propone i giusti indirizzi per integrarli nel progetto comune, senza esimersi dal prendere posizioni risolute in alcuni inevitabili momenti di tensione. Tra il giugno e il dicembre 1956, il progetto prende forma. Il nuovo quartiere avrebbe avuto due nuclei principali, l’uno nella parte pianeggiante con funzione di centro economico, l’altro nell’area collinare come ‘cuore sociale’ che prevede la presenza di una chiesa, la scuola e un’ampia piazza affacciata sulla città, come un nuovo piazzale Michelangelo. Il modello insediativo privilegia la densità: un moderato sviluppo in altezza degli edifici avrebbe permesso di guadagnare il suolo da destinare a spazio pubblico e verde. Alcune soluzioni architettoniche comuni a tutti gli edifici, come i percorsi pedonali e le pensiline, avrebbero garantito la continuità nell’immagine del quartiere. Nel dicembre 1956 il progetto è presentato a Roma durante una riunione del CEP; oltre alle consuete tavole tecniche, è rappresentato con due bellissimi schizzi di Leonardo Ricci denominati «visioni plastiche di Sorgane»: con estrema sintesi grafica, l’architetto era riuscito a mettere in risalto i concetti principali della proposta.

Firenze ha bisogno di Sorgane per essere più bella, Il Giornale del Mattino, 20 febbraio 1957, p. 5

Firenze ha bisogno di Sorgane per essere più bella, Il Giornale del Mattino, 20 febbraio 1957, p. 5

Con la presentazione a Roma, il progetto si sta concretizzando e nello stesso momento anche le critiche si fanno più frequenti e incisive. Edoardo Detti, architetto e urbanista, è la figura che con più forza si oppone alla sua realizzazione, considerata come un grave errore urbanistico e come espressione di una politica di pianificazione – quella della giunta La Pira – poco incisiva e per questo favorevole agli interessi privati. Il 6 dicembre 1956, Detti e Mario Fabiani presentano un’interpellanza al sindaco perché riferisca i dettagli del progetto di Sorgane, le dimensioni del quartiere, i suoi servizi e i rapporti con le aree limitrofe: le notizie in proposito erano incerte e per lo più trapelate dalla stampa. È questo un passaggio fondamentale nella vicenda: il contrasto su Sorgane è ormai dichiarato e i principali attori in causa sono proprio La Pira e Detti.

Tra il gennaio e il giugno del 1957, quando appunto si svolge il convegno Firenze, Sorgane e il piano regolatore, si verifica un progressivo inasprirsi dei contrasti. Dai banchi del Consiglio comunale, che aveva impiegato tre sedute per discutere l’interpellanza di Detti e approvare la convenzione tra il Comune di Firenze e le altre istituzioni coinvolte nella costruzione del quartiere, la questione rapidamente passa sui quotidiani che ne fanno oggetto di costante interesse, ciascuno con la propria linea editoriale. Firenze ha bisogno di Sorgane per essere più bella, titola “Il Giornale del Mattino” (20 febbraio 1957); Sul quartiere di Sorgane tesi in contrasto fra progettisti e commissione paesistica, titola “La Nazione” (8 marzo 1957). Anche gli intellettuali si schierano e diffondono una lettera di critica al progetto (Autorevole protesta contro il quartiere di Sorgane, “La Nazione”, 12 marzo 1957): firmatari della lettera sono Bernard Berenson, Piero Bigongiari, Romano Bilenchi, Alessandro Bonsanti, Emilio Cecchi, Gianfranco Contini, Eugenio Garin, Roberto Longhi, Mario Luzi, Roberto Papi, Roberto Papini, Alessandro Parronchi, Ugo Procacci e Giuseppe de Robertis. Nel frattempo, la commissione provinciale per la tutela delle bellezze naturali delibera a maggioranza di porre il vincolo sulla zone di Sorgane e nei dintorni, da Ponte a Ema all’Arno.

Leonardo Savioli, prospettiva dell’edificio A (1962). Tratta da: M. Bottero, Leonardo Savioli, «World Architecture», n. 3, 1966

Leonardo Savioli, prospettiva dell’edificio A (1962). Tratta da: M. Bottero, Leonardo Savioli, «World Architecture», n. 3, 1966

Con il convegno del 9 giugno, dal quale questo articolo ha preso le mosse, il dibattito assume una rilevanza e un’eco nazionale. L’iniziativa era stata organizzata con l’appoggio dell’Università e del Centro di Cultura per Stranieri e il comitato promotore era composto da politici, docenti universitari, storici dell’arte, intellettuali. Edoardo Detti, pur restando in posizione defilata, si era impegnato moltissimo per portare a Firenze i migliori architetti e urbanisti italiani. Oltre a figure di spicco nel panorama culturale fiorentino come Carlo Ludovico Ragghianti, il gruppo dei relatori comprende Bruno Zevi, Giovanni Astengo e Ludovico Quaroni. Durante una giornata che vede alternarsi pareri diversi, l’esito è il seguente: il progetto coordinato da Michelucci per il nuovo quartiere raccoglie giudizi positivi, ma la critica – e la condanna – pende su La Pira e sulla sua amministrazione colpevole di avere compiuto una scelta urbanistica sbagliata nel quadro di una generale carenza di pianificazione comunale e intercomunale, con gravi ripercussioni sul futuro della città. Non molto tempo dopo il convegno, da Roma arriva il diktat di Arnaldo Foschini, presidente dell’INA-Casa, che invita i progettisti a non rilasciare dichiarazioni per evitare di fomentare la polemica; persino la prevista esposizione del progetto di Sorgane alla XI Triennale di Milano, che si sarebbe svolta di lì a poco, viene cancellata.

Da quel momento in avanti, nuove notizie sul progetto riemergono a fasi alterne. Il finanziamento è ormai stanziato e va utilizzato, ma la situazione resta in fase di stallo; inoltre il vincolo posto sulla zona collinare dell’area obbliga a elaborare una nuova ipotesi progettuale, assai meno convincente, per permettere ai ministri dei lavori pubblici e della pubblica istruzione di trovare un accordo per superare il vincolo paesaggistico.

La Pira e Detti, il cui contrasto aveva alimentato la situazione di impasse, saranno anche le figure chiave per lo scioglimento della vicenda e il raggiungimento di un compromesso. Nel 1961, infatti, Detti raccoglie la proposta di ricoprire la carica di assessore all’urbanistica nella giunta che La Pira avrebbe formato in caso di vittoria alle elezioni comunali, ma la posizione dell’architetto è chiara: degli accordi preelettorali fa parte la riduzione del progetto di Sorgane, nell’ambito di una revisione dell’urbanizzazione nella parte orientale di Firenze, di un trasferimento dei programmi per l’edilizia sovvenzionata nelle zone di espansione occidentali, e del chiarimento sul passaggio dell’autostrada a sud della città. «È su questi concetti – scrive Detti a La Pira il 12 febbraio 1961 – che è necessario sia stabilito un chiaro e leale impegno».

Una volta nominato assessore all’urbanistica, Detti imprime un’accelerazione alla redazione del piano regolatore e prosegue per la via indicata negli accordi precedenti. Già dal maggio del 1961, durante le riunioni presso il CEP a Roma, si discute della riduzione del quartiere di Sorgane e si decide di stornare una parte del finanziamento destinandolo alla realizzazione di un secondo quartiere nella zona di Mantignano. I progettisti, dunque, si vedono riassegnare gli incarichi e a Sorgane rimarranno a lavorare i gruppi coordinati da Leonardo Ricci, Leonardo Savioli e Ferdinando Poggi. Michelucci aveva dato le dimissioni dall’incarico di coordinatore fin dall’inizio del 1961. Nel dicembre 1961 il progetto per «Sorgane ridotto» – così negli atti amministrativi dello IACP è denominata questa seconda versione – è ormai delineato e nasce in partenza come intervento più che dimezzato: il primo progetto del quartiere prevedeva infatti 12.000 abitanti, la riduzione ne prevede 4000. Sulla scorta dei ragionamenti fatti insieme a Michelucci, i progettisti tentano di mantenere alcune soluzioni, ma la forza del progetto precedente viene meno. La mancata o tardiva realizzazione dei servizi pubblici previsti non ha agevolato la vita del quartiere nelle sue fasi iniziali.

Il 14 febbraio 1962 il CEP approva il progetto di Sorgane ridotto; la nuova conformazione del quartiere – con gli edifici collocati solo nell’area pianeggiante e con la parte collinare in parte vincolata e in parte destinata ad attrezzature pubbliche – viene recepita nel piano regolatore approvato nel dicembre del 1962, dopo una seduta consiliare prolungata e animata. Con il nuovo strumento urbanistico, Detti riesce a compiere il «faticoso salvataggio di Firenze»: la riduzione del progetto del quartiere di Sorgane era una delle questioni imprescindibili per questo scopo.

Bibliografia di riferimento

  • R. Papini, Firenze a pezzi e bocconi. Libro Bianco con 85 documenti delle vicende del piano regolatore di Firenze e della città parassita detta Sorgane e con un Commentario di Roberto Papini, Roma, Del Turco, 1957
  • E. Detti, Firenze scomparsa, Firenze, Vallecchi, 1970
  • M. Zoppi, Firenze e l’urbanistica: la ricerca del piano, Roma, Edizioni delle Autonomie, 1982
  • A. Boggiano, R. Foresi, P. Sica, M. Zoppi, Firenze: la questione urbanistica, Firenze, Sansoni, 1982
  • A. Toti (a cura di), IACP/ATER 1909-1999, novant’anni di case popolari a Firenze, Firenze, Alinea, 2000
  • C. Vasić Vatovec, Leonardo Ricci. Architetto “esistenzialista”, Firenze, Polistampa, 2005
  • C. De Falco, Leonardo Savioli. Ipotesi di spazio: dalla “casa abitata” al “frammento di città”, Firenze, Polistampa, 2012
  • F. Paolini, Firenze 1946-2005. Una storia urbana e ambientale, Milano, Franco Angeli, 2014


Elenco dei link in ordine di citazione (il loro funzionamento è stato verificato nel maggio 2016)

 


Come citare questo articolo: Paola Ricco, Giugno 1957: Firenze verso il nuovo quartiere popolare di Sorgane, in "Portale Storia di Firenze", Giugno 2016, http://www.storiadifirenze.org/?temadelmese=giugno-1957-firenze-verso-il-nuovo-quartiere-popolare-di-sorgane
Torna su