L’agosto della Cupola di Santa Maria del Fiore: rinfreschi e vicenda costruttiva dal 1420 al 1436

Immagine di copertina:

La cattedrale Santa Maria del Fiore. Foto Gianni Trambusti



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di Margaret Haines

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Sezione grafica della cupola di Santa Maria del Fiore, incisione di Bernardo Sansone Sgrilli su rilievo di Giovanni Battista Nelli; comprende l’insieme contemplato nel modello del 1420. Da Descrizione e studj dell’insigne fabbrica di S. Maria del Fiore Metropolitana fiorentina in varie carte intagliati da Bernardo Sansone Sgrilli Architetto e dal medesimo dedicati all’Altezza Reale Gio: Gastone I Granduca di Toscana, Firenze, Per Bernardo Paperini, 1733, Fig. IX: Taglio del tamburo e cupola con sua lanterna (ristampa del 1996 a cura dell’Opera di Santa Maria del Fiore)

Si iniziò a murare l’immensa e ardimentosa cupola del Duomo di Firenze il 7 agosto 1420, di mercoledì. Conosciamo la data esatta grazie a una registrazione delle spese incorse per un modesto rinfresco offerta dall’Opera di Santa Maria del Fiore, l’istituzione preposta ai lavori della cattedrale, nel libro del suo provveditore: «A dì 7 d’aghosto lire 3 soldi 9 denari 4 per uno barile di vino vermiglio e uno fiascho di trebiano e pane e poponi per una cholezione si fe’ la mattina che si chominciò a murare la chupola».

Questo tipo di documento è familiare ai ricercatori nell’Archivio dell’Opera dove, spesso inserite nei resoconti di spese minute, si trovano notizie di occasioni in cui fu offerto da bere e da mangiare ai collaboratori di vari ranghi e titoli. Il vino vermiglio è una presenza costante per le bevute offerte alle maestranze di cantiere nelle feste più sentite, come Berlingaccio, Carnevale e San Giovanni. L’offerta di vino premiava i lavoratori anche per la buona riuscita delle tappe impegnative che segnavano il lento ma inarrestabile progresso verso la realizzazione della cattedrale. Si festeggiava la felice realizzazione delle grandi volte della navata a metà Trecento e poi delle semi-cupole che coprivano le tre braccia della croce, dette «tribunette» per distinguerle dalla grande «tribuna maggiore» della cupola centrale.

Il più pregiato vino bianco trebbiano, di cui troviamo un solo fiasco nella colazione del 7 agosto, oppure anche una malvasia o un vino corso o razzese, venivano invece offerti nelle più signorili colazioni ricordate per l’entrata in ufficio degli operai, i dirigenti di turno dell’Opera, talvolta raggiunti dai consoli dell’Arte della lana, l’istituzione madre dell’Opera per volontà del Comune di Firenze. In questi pranzi gli ufficiali pasteggiavano con pane bianco e frutta di stagione: ficchi e melarance oppure mele e finocchi d’inverno e di primavera, susine e appunto poponi di grande estate. I succinti menu ricordati per le riunioni istituzionali di questo tipo oppure per la commemorazione di feste potevano essere ingentiliti dall’offerta di tipici dolcini, come confetti, pinocchiati, o cialdoni, destinati sia agli ufficiali che al clero.

Un altro genere di colazione con gli operai sarebbe da definire un pranzo di lavoro, giustificato non da una ricorrenza, ma perché gli interessati furono impegnati per l’intera giornata nell’Opera. In alcune di queste occasioni furono convocati esperti esterni per consulenza su questioni importanti. Anche quest’usanza era ben radicata nella storia del cantiere: basti ricordare il numero impressionante di 38 consultazioni convocate nel corso delle modifiche del progetto arnolfiano tra il 1355-1357, per cui si offrirono, oltre un piccolo salario per gli esperti maestri e frati, anche rinfreschi di vino, confetti e frutta per loro e per i consoli, canonici e altri cittadini richiesti.

Ancora più impegnativo fu il lavoro diplomatico dell’Opera negli anni 1366-1368 per fare approvare il bellissimo modello vincente emerso da un processo corale di sviluppo del disegno presentato da un gruppo di eminenti maestri e pittori. Furono coinvolti esperti, cittadini e le più alte istituzioni della città allo scopo di costruire un solido consenso per il nuovo progetto di chiesa con la cupola vastamente ingrandita ed elevata sopra un alto tamburo. La fedeltà a questo modello, conservato nei pressi del campanile sotto gli occhi di tutti, sarebbe rimasta articolo di giuramento degli ufficiali dell’Opera fino al 1431 quando, sembrato ormai superato, se ne ordinò la demolizione.

Ricostruzione grafica dello stato dei lavori di Santa Maria del Fiore verso il 1418, con l’ultima tribuna ancora in costruzione e il tamburo pronto per reggere la struttura della cupola. L’immagine è tratta da H. Saalman, Filippo Brunelleschi. The Cupola of Santa Maria del Fiore, London, A. Zwemmer Ltd, 1980, fig. 7

Il problema della grande cupola – in realtà una volta ottagonale a vele con profilo di quinto acuto – prevista dall’antico modello non era se, ma come costruire l’oggetto tanto desiderato da generazioni di fiorentini. È ben nota la storia di come Filippo di ser Brunellesco riuscì a convincere i responsabili dell’Opera e la schiera dei loro consulenti che l’unica soluzione sarebbe stata quella di erigere il cupolone non su un’impossibile armatura di legname, ma con un complesso sistema costruttivo che rendeva autoportante l’immensa struttura mentre cresceva sopra i tetti di Firenze.

Seguiamo invece i rinfreschi offerti dall’Opera a sostegno dei suoi interlocutori nell’impresa e, oggi, della nostra comprensione del processo di pianificazione di questa rivoluzionaria risposta alla sfida posta dal modello del 1367. Il percorso è facilitato dall’edizione online Gli anni della Cupola, dove la ricca documentazione conservata nell’Archivio dell’Opera è edita e presentata con indicizzazione analitica, che permette il reperimento e consultazione degli atti citati (si può per esempio fare una ricerca per soggetto: materiali – acquisti – commestibili; oppure avvenimenti – visite/colazioni).

Se il desiderio della cupola non è mai stato assente dalla storia di Santa Maria del Fiore, la questione della sua realizzazione tecnica comincia ad essere sentita imminente solo verso il 1417 quando i lavori del tamburo e dell’ultima tribuna, quella meridionale, volgevano verso la conclusione. Già nel maggio di quell’anno Filippo Brunelleschi ebbe una lauta mancia per disegni e «per essercitarsi per l’Opera intorno a’ fatti della cupola maggiore» e modelli e consulenza di altri seguirono fino a metà estate. Un anno dopo fu bandito un concorso aperto per modelli per la cupola, intesi come riferiti ai sistemi di armatura, di ponteggi e quant’altro servisse per la sua costruzione. Fin dall’inizio emergevano come maggiormente interessanti le presentazioni di Brunelleschi e di Ghiberti, ambedue costruzioni in scala realizzate in laterizi e allestite nell’area del cantiere con l’assistenza di maestri stipendiati dall’Opera sotto l’occhio degli ufficiali.

Registrazione di spese per rinfreschi il giorno dell’inizio dei lavori della cupola il 7 agosto 1420. Archivio dell’Opera di Santa Maria del Fiore, II-4-8, c. 88, immagine a luce UV di codice alluvionato, presente sul sito Gli anni della Cupola

In questo periodo di evidente impegno per la programmazione della cupola le colazioni ricordate per gli operai, a volte insieme ai consoli, non emergono come occasioni di particolari discussioni sopra questo argomento. Dalla fine del 1419, però, il ritmo dei pranzi diventa più serrato con la motivazione a volte esplicita di dovere stare tutto il giorno nell’Opera. Le fitte riunioni straordinarie degli operai attorno alle festività di dicembre 1419 vedono focolari accesi e occasionali aggiunte di piatti di pregio come arista, e persino due tinche. Manca però ogni riferimento a una presenza della nuova magistratura dei quattro ufficiali della cupola, istituita in novembre per affiancare i consoli e gli operai, con l’obiettivo di garantire esperienza, concentrazione e continuità nel più importante e difficile compito della costruzione del Duomo. Eppure, il fatto che le delibere di ordinari affari concludano con un pagamento integrativo il 28 dicembre 1419 per i lavori di Brunelleschi, Nanni di Banco e Donatello al modello della cupola del 1418 fa forse intravedere un’attività consultativa e di valutazione che sfugge alle delibere registrate.

Con il nuovo anno 1420 l’Opera si trovava impegnata su diversi fronti. Già dal febbraio precedente fervevano i lavori per l’allestimento dei monumentali appartamenti papali nel convento di Santa Maria Novella, comandati all’Opera dal Comune alla vigilia dell’arrivo del neoeletto papa Martino V. Nel frattempo si costruiva la volta della terza tribunetta in grande fretta, proprio per permettere l’apertura del cantiere della cupola grande, la cui progettazione, sotto la spinta dei nuovi ufficiali, veniva sottoposta a una serie di critiche e verifiche che portava l’Opera, come di tradizione, a cercare pareri di esperti esterni. Tutte queste attività hanno lasciato ricordo di sé anche nell’album dei rinfreschi. Quello più modesto era l’offerta per il cantiere dislocato di Santa Maria Novella, dove si trova registrato un barile di vino per i maestri impegnati nella monumentale scala esterna dell’appartamento, verso la fine dei lavori in maggio.

Veduta della cattedrale di Santa Maria del Fiore dalla terrazza lungo il lato settentrionale della navata, guardando verso la crociera. La prima semi-cupola è visibile ai piedi della cupola maggiore. Foto ECHO, Max Planck

La tribunetta risulta invece la più premiata da doni commestibili per i suoi lavoratori. Si era allargata la forza lavoro fino ad una ottantina di maestri per sbrigare i lavori rimasti prima della cupola, ma forse la fretta causò due morti per caduta dalla cupoletta in costruzione: il maestro Lotto di Guido in maggio e Francesco d’Agnolo manovale in giugno. Si noti la coincidenza di questi fatti con il dono di pane nei giorni successivi alla prima tragedia, quasi ad incoraggiamento dei superstiti, ma anche di ben 20 barili di vino il 12 giugno ai maestri della terza tribunetta «ultra salarium eorum». Altre elargizioni includono pane e vino per la squadra del fabbro, vino per i maestri che armarono la volta il 15 giugno e ben 24 barili di vermiglio per i maestri della tribunetta il 28, giorno in cui si decretò il dimezzamento della forza lavoro in vista del più ristretto cantiere della cupola. Il vino non era la sola consolazione fornita agli esclusi: furono anche stabilite integrazioni salariali retroattive e finalmente il 20 luglio si offrì un «dixinare ai maestri che volsono la trebunetta». Pane e vino come ‘cuscinetto’ socio-economico e umano nelle vicende del cantiere.

Anche la costruenda cupola maggiore, il progetto con sedici anni di futuro per le sue maestranze, aveva offerto a partire dal febbraio 1420 occasioni di rinfreschi. Si stava approntando il «nuovo e ultimo» modello, misurando e discutendo aspetti costruttivi con gli ufficiali della cupola. Ci fu una colazione con mele e finocchio per i consulenti coinvolti in febbraio e pane e vino per i maestri che fabbricarono il nuovo modello in marzo. Sono ricordate due colazioni per i maestri della cupola in aprile, presumibilmente gli otto maestri esterni nominati senza salario nel noto documento del 16 aprile con l’elezione dei provveditori della cupola. In questi rinfreschi il menù di pane e vino vermiglio fu arricchito con vino bianco, melarance e i freschi baccelli di stagione, tanto amati da diventare decenni dopo motivo della lanterna marmorea. Una ‘gentilezza gastronomica’ per gli aspiranti imprenditori impegnanti a consigliare gli ufficiali interni.

Cupola della cattedrale di Santa Maria del Fiore vista dal colmo del tetto della navata. Foto ECHO, Max Planck

Visto che i neoprovveditori della cupola iniziarono ad essere stipendiati il 20 maggio 1420, qualcuno ha pensato che la data del 7 agosto non fosse quella dell’inizio dei lavori, ma sarebbe difficile un errore di questo tipo nella contabilità dell’Opera. Numerose registrazioni nell’intervallo tra le due date riguardano l’approvvigionamento di materiali destinati alla cupola, come mattoni, pietre e legname per le impalcature, mentre subito l’8 e 9 agosto sono ricordati acquisti di componenti per due macchine, la stella e la ruota nuova, «che fa Pippo di ser Brunellesco». La posa della prima pietra aveva significato per tutti e sulla base di questo esempio sarebbe stato poi festeggiato, con un barile di vino per i maestri, anche l’inizio della muratura a mattoni sopra la base di pietra il 21 ottobre 1422. Continuavano anche le colazioni offerte ai consulenti esterni convocati dagli ufficiali della cupola nel 1421 per anticipare il passaggio alla muratura in laterizi, nel 1423 per vedere disegni relativi al conteso aspetto della catena da costruire sotto il secondo camminamento e nel caldissimo autunno del 1425 per il nuovo programma della costruzione per la muratura autoportante nelle sempre più inclinate pareti della zona sopra quel corridoio. Quasi dieci anni dopo, nel giugno del 1434, quando le due calotte della cupola venivano serrate con massicce lapidi murate a chiudere l’occhi in alto, ci fu un barile di vino per i maestri impegnati in questa difficile costruzione sospesa sopra il vuoto.

Prima di potere fare la festa definitiva ci sarebbero voluti altri due anni, impegnati nell’allestimento del «serraglio» in alto con la base della progettata lanterna, oltreché nella preparazione di tutta la chiesa per la consacrazione il 25 marzo 1436 alla vigilia della partenza da Firenze del secondo papa residente, Eugenio IV. Finalmente il 3 agosto gli operai salirono in cima alla cupola per verificare le finiture necessarie per la benedizione della struttura e per loro si preparò una colazione di trebbiano, poponi e pane bianco, proprio come nel 1420. Il 31 agosto era tutto pronto per la benedizione ad opera del vescovo di Fiesole. Il conto di oltre 72 lire per il ricco ricevimento che seguiva a terra nella piazza dell’Opera comprendeva la paga di trombette e pifferi, un pasto di pane, vino, carne, frutta, cacio e maccheroni e altre cose per i maestri, ufficiali, e clero della chiesa, nonché un dono per il presule. Forse abbiamo in questa memorabile celebrazione un prototipo fiorentino per le famose «allegrezze» del cantiere della Fabbrica di San Pietro a Roma, dove molti maestri fiorentini si recavano a continuare le loro carriere edilizie.

Bibliografia di riferimento

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  • C. Guasti, Santa Maria del Fiore. La costruzione della chiesa e del campanile secondo i documenti tratti dall’Archivio dell’Opera Secolare e da quello di Stato, Firenze, Tipografia di M. Ricci, 1887
  • H. Saalman, Filippo Brunelleschi. The Cupola of Santa Maria del Fiore, London, A. Zwemmer Ltd, 1980
  • M. Haines, Brunelleschi and Bureaucracy: the Tradition of Public Patronage at the Florentine Cathedral, «I Tatti Studies», III, 1989, pp. 89-125
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  • L. Mustari, Some Procedures and Working Arrangements of Trecento Stonemasons in the Florentine Opera del Duomo: Workers’ Payments, in M. Haines (ed. by), Santa Maria del Fiore. The Cathedral and its Sculpture, Acts of the International Symposium for the VII Centenary of the Cathedral of Florence (Florence, Villa I Tatti, 5-6 June 1997), Firenze, Cadmo, 2001, pp. 195-203
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  • P. Zander, «Allegrezze» in San Pietro: danze, brindisi e pranzetti nella più bella Fabbrica del Rinascimento, in A. Di Sante, S. Turriziani (a cura di), Quando la Fabbrica costruì San Pietro. Un cantiere di lavoro, di pietà cristiana e di umanità, XVI-XIX secolo, Foligno, Il Formichiere, 2016, pp. 119-135

Elenco dei link in ordine di citazione (il loro funzionamento è stato verificato nel giugno 2017)

 


Come citare questo articolo: Margaret Haines, L’agosto della Cupola di Santa Maria del Fiore: rinfreschi e vicenda costruttiva dal 1420 al 1436, in "Portale Storia di Firenze", Agosto 2017, http://www.storiadifirenze.org/?temadelmese=lagosto-della-cupola-di-santa-maria-del-fiore-rinfreschi-e-vicenda-costruttiva-dal-1420-al-1436
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