Maggio 1956: la Fiorentina vince il suo primo scudetto

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di Leonardo Raveggi (Modena)

[Le parole evidenziate nel testo rinviano a link esterni elencati in fondo alla pagina]

 

La gazzetta dello sport, 7 maggio 1956

Il 6 maggio del 1956 la Fiorentina ha la certezza matematica di aver vinto il suo primo scudetto. Trenta anni dopo la sua fondazione la società viola può finalmente mettere in bacheca il primo titolo nazionale. Ma sarebbe superficiale considerare questa vittoria solo un successo sportivo. Firenze è infatti la prima città non settentrionale a vincere lo scudetto nel Dopoguerra e la seconda in assoluto dopo Roma nel 1942. Lo scudetto viola è anche una vittoria dell’Italia del centro-sud su quella del nord. Una vittoria dell’Italia artigiana su quella industriale che l’ha sempre surclassata economicamente e, di conseguenza, anche calcisticamente. È il grido di orgoglio di una città che, ancora impegnata nella ricostruzione dei danni della guerra (i ponti sull’Arno sono ancora dei cantieri), grazie al calcio riesce a essere protagonista della scena nazionale. Anche sfottò storici che nascono proprio in questo periodo, come il leone del Marzocco in maglia viola che mette in fuga il diavolo rossonero, vanno quindi oltre il mero significato sportivo.

È l’estate del 1955. La Fiorentina ha terminato la stagione 1954-55 al quinto posto a ben nove punti dal Milan campione d’Italia. Il presidente della squadra viola è l’imprenditore tessile pratese Enrico Befani, che l’ha rilevata nel 1952. L’allenatore è il romano Fulvio Bernardini detto Fuffo e Professore (o Dottore) perché laureato in Scienze economiche. Bernardini porta avanti un credo calcistico fondato sul modulo cosiddetto “WM elastico” e gli spazi liberi: una filosofia che non si basa sul passare il pallone direttamente al compagno bensì nel lanciarlo in quello spazio libero dove questi è in grado di raggiungerlo prima dell’avversario. Il Professore, che è sulla panchina viola dalla stagione 1953-54, è un deciso assertore del bel gioco, contro il “catenaccio” in voga in quel periodo, ed è convinto che nel calcio i piedi buoni dei giocatori siano comunque più importanti della tattica.

Fulvio Bernardini

La squadra ha all’interno della sua rosa giocatori di valore che vengono confermati per la stagione successiva: la mezzala Giuseppe Chiappella, detto Beppe e originario di S. Donato milanese, il centrocampista friulano Guido Gratton, l’attaccante marchigiano Claudio Bizzarri, il centrocampista padovano Sergio Cervato, il mediano goriziano Alberto Orzan, e il centrocampista vicentino Armando Segato. Il centravanti è l’udinese Giuseppe Virgili, ventenne detto Pecos Bill perché forte e irruento come l’eroe del fumetto western in voga in quegli anni che predilige l’uso dei pugni a quello della pistola. Il portiere è il giovane Giuliano Sarti, bolognese di Castel d’Argile che ha giocato solo quattro partite nella stagione precedente: un estremo difensore affidabilissimo ma che odia la spettacolarità e privilegia il senso della posizione tanto da meritare il soprannome di “portiere di ghiaccio”. Capitano della squadra è il difensore Francesco Rosetta, in viola dal ’48 e originario di Biandrate. Gli unici toscani della squadra sono il centrocampista Maurilio Prini (fiorentino di Le Sieci) e il difensore Ardico Magnini di Pistoia.

Júlio Botelho detto Julinho

Secondo Bernardini, però, per fare il salto di qualità servono nuovi innesti. Uno in particolare è considerato fondamentale: l’ala brasiliana Júlio Botelho detto Julinho. Il Professore si è innamorato del giocatore paulista vedendolo giocare nel Mondiale giocato in svizzera nel 1954 e Befani riesce ad accontentarlo portandolo a Firenze dopo un anno di corteggiamento. Julinho riceve una calorosa accoglienza dai tifosi al suo arrivo, al contrario dell’altro sudamericano appena sbarcato a Firenze: Miguel Ángel Montuori. Infatti nessuno sa chi sia questo argentino che giocava in Cile, acquistato dalla Fiorentina grazie alla segnalazione di un padre missionario. Ma Montuori questa stagione non sarà meno importante di Julinho.

L’inizio del campionato è abbastanza stentato. Nella prima giornata la squadra viola pareggia a Busto Arsizio contro la Pro Patria e in quella partita si infortuna Bizzarri. Bernardini decide di conseguenza di rivoluzionare la squadra e per tre partite inserendo la mezzala cremasca Bruno Mazza, altro nuovo acquisto, al posto di Bizzarri e spostando più avanti l’altra ala, Gratton. La terza giornata fa capire a tutti il potenziale della squadra viola che rifila un perentorio 4-0 alla Juventus a Torino. La giornata successiva è 0-0 con l’Inter in casa, ma è dalla quinta partita che Bernardini imposta quella che sarà la tattica definitiva. Il Dottore reinventa Prini ala tornante al centro e schiera Montuori, di cui ha compreso le enormi potenzialità, punta insieme a Virgili. Quindi con Julinho ala mette in grado Cervato e Segato di inserirsi in attacco sfruttandone le doti di tiro e togliendo punti di riferimento alla difesa avversaria.

La Domenica del Corriere del 29 aprile 1956

Dopo il pareggio a Vicenza con il Lanerossi alla settima giornata la Fiorentina raggiunge la prima posizione in classifica. Non la lascerà fino alla fine del campionato. Inizia infatti una cavalcata interminabile tra cui si segnala la partita del 23 ottobre, decima giornata, in cui i viola si impongo per 2-0 a Milano contro il Milan campione d’Italia, grazie alle reti di Montuori e Virgili. La giornata successiva è il turno della Roma, seconda in classifica, che è battuta per 2-0 ed è così ora distanziata di cinque punti.

Il 31 dicembre una partita della squadra viola coincide con una data storica per la televisione italiana. Infatti in quella data per la prima volta la RAI trasmette in diretta televisiva due partite di campionato. Per l’occasione si giocano allo Stadio Olimpico di Roma nello stesso giorno sia Napoli-Fiorentina sia Roma-Atalanta. La squadra viola si impone sul Napoli con un netto 4-2. Ma la partita che sancisce definitivamente la vittoria viola sul campionato è alla ventisettesima giornata, in cui la Fiorentina, in maglia verde, batte il Milan 3-0 con una doppietta di Virgili e una rete di Prini. La partita è così importante che uno dei due gol di Virgili è protagonista della copertina della “Domenica del Corriere” del 29 aprile 1956 disegnata da Walter Molino.

La certezza aritmetica del titolo arriva il 6 maggio 1956, con il pareggio con la Triestina a Trieste, con ben cinque giornate di anticipo sulla fine del torneo. La Gazzetta dello Sport il giorno successivo può titolare “Lo scudetto 1956 è già della Fiorentina”. I festeggiamenti per il titolo si tengono il 27 maggio, data dell’ultima partita casalinga con la Lazio (terminata 4-1 per i viola) e la squadra è anche ricevuta solennemente in Palazzo Vecchio dal sindaco Giorgio La Pira. Lo scudetto che sarà cucito sulle maglie viola fissa una serie di record che resisteranno per molti anni: maggior numero di partite senza sconfitte (33), maggior serie di risultati positivi (33), minor numero di sconfitte (1), minor numero di reti subite (20), minor numero di reti subite in casa (6), maggior numero di punti in trasferta (24) e maggior distacco di punti dalla seconda (12). Il trascinatore della stagione è “Pecos Bill” Virgili autore di 21 gol, mentre Segato e Gratton sono gli unici due giocatori a disputare tutte le 34 partite del campionato.

27 maggio 1956, la squadra è ricevuta in Palazzo Vecchio dal sindaco Giorgio La Pira

Uno dei punti di forza di questa strepitosa squadra è sicuramente il gruppo, infatti tutti i giocatori stabiliscono un legame stretto sia tra di loro sia, nonostante quasi nessuno di essi sia fiorentino, con la città. Molti infatti verranno a risiedervi a fine carriera. Beppe Chiappella, in particolare, dopo 305 presenze in viola resterà un punto fermo per la società viola negli anni successivi, allenando la squadra, prima come vice poi come mister titolare dal 1960 al 1968 e vincendo una Coppa Italia e una Coppa delle Coppe nel 1961 e una Coppa Italia e una Mitropa Cup nel 1966. Tornerà poi sulla panchina viola nel 1978 salvando nelle ultime giornate la squadra che si trova un passo dalla retrocessione in serie B. Anche Miguel Montuori ha difeso i colori gigliati fino al 1961 quando, a causa di un incidente alla retina avvenuto sul campo, è costretto a interrompere l’attività agonistica. Julinho veste la maglia viola per altre due stagioni ma nel 1958, preso da saudade, torna nella sua San Paolo per continuare l’attività nel Palmeiras con cui vince ben tre campionati paulisti. Ma il fuoriclasse brasiliano non dimenticherà mai Firenze e la Fiorentina. Alla sua morte, avvenuta nel 2003, si scoprirà infatti che aveva fatto dipingere tutti i muri della sua stanza di viola e che aveva disposto che sul suo feretro fosse posto, insieme a quelli delle altre squadre in cui aveva militato, il vessillo della Fiorentina.


Letture di approfondimento:

  • L. Giannelli, Fiorentina, una maglia, un giglio, una storia viola, Firenze, Geramasax Edizioni, 2005.
  • P. Paoletti, P. Torrini, Firenze anni ’50. Storia e cronache della città negli anni della rinascita 1944/1960, Firenze, Bonechi, 1991, vol. II., pp. 550-559.
  • S. Picchi, Fiorentina: 80 anni di storia. Il gioco, i personaggi, la città, San Lazzaro di Savena (BO), Gianni Marchesini Editore, 2006.
  • F. Valitutti, Breve storia della grande Fiorentina, Roma, Newton Compton, 1995.
  • La Fiorentina del primo scudetto. 1955-1956. Memorie viola tra cronaca e arte, a cura di G. Gentilini, Signa (FI), Masso delle Fate, 2005.

Elenco dei link in ordine di citazione (il loro funzionamento è verificato il 1° maggio 2012):


Come citare questo articolo: Leonardo Raveggi, Maggio 1956: la Fiorentina vince il suo primo scudetto, in "Portale Storia di Firenze", Maggio 2012, http://www.storiadifirenze.org/?temadelmese=maggio-1956-la-fiorentina-vince-il-suo-primo-scudetto
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