Marzo 1454: nasce Amerigo Vespucci

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di Leonardo Rombai (Università di Firenze)

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Amerigo Vespucci nacque a Firenze il 9 marzo 1454 e morì il 22 febbraio 1512 a Siviglia, dove si era trasferito come mercante tra la fine del 1491 e l’inizio del 1492. Non è possibile definire il suo ruolo nella storia delle esplorazioni e della conoscenza del mondo – egli effettuò quattro viaggi transatlantici, i primi due al servizio della Spagna (1497-1498 e 1499-1500) e gli altri al servizio del Portogallo (1501-1502 e 1503-1504) – senza tener conto dell’influenza esercitata su di lui dall’Umanesimo fiorentino, ovvero l’ambiente in cui trascorse la sua giovinezza. Proprio le sue radici culturali ne fanno un unicum nel quadro variegato dei viaggiatori suoi contemporanei.

È lo stesso Amerigo – nella Lettera di Amerigo Vespucci sulle isole recentemente trovate in quattro suoi viaggi (il manoscritto è datato Lisbona, 4 settembre 1504) – a ricordarci l’apprendistato culturale alla scuola dello zio paterno, l’umanista Giorgio Antonio Vespucci. Questi, come un po’ tutti i coetanei, ebbe anche interessi geografici – copiò, per esempio, l’opera del geografo antico Tolomeo ‘riscoperta’ ai primi del XV secolo –, appartenne all’accademia di Marsilio Ficino, fu amico dei più celebri matematici del tempo (tra cui Paolo dal Pozzo Toscanelli), e seguace di Girolamo Savonarola. Amerigo fu suo discepolo insieme a giovani come Piero Soderini e al suo futuro datore di lavoro, Lorenzo di Pierfrancesco dei Medici (cugino e omonimo del Magnifico).

Grazie a questo apprendistato Amerigo dovette conoscere i risultati delle speculazioni più innovative della cultura astronomico-cosmografica (riconducibili soprattutto al Toscanelli) e di quella geografico-cartografica di Firenze, in larga misura riferibile alla riscoperta di Tolomeo. Si deve pensare che a questa scuola Amerigo avesse tratto quella perizia matematica ed astronomica che l’aveva fatto salire sulle navi spagnole e portoghesi proprio in virtù della sua abilità di cartografo e di cosmografo. Sarebbe ben strano immaginarsi il Vespucci autodidatta a Siviglia, chino sulle tavole di Alfonso di Castiglia, del Bianchini, di Regiomontano, quando lo sappiamo originario della città che più di ogni altra aveva assistito a discussioni sulla validità delle teorie e dei calcoli astronomici contenuti in questi testi e sulla loro applicazione nel campo geografico. Il grosso volume della Geografia di Tolomeo che portava con sé rappresentava per Amerigo «un patrimonio prezioso ereditato dalla cultura della sua città che costituiva ‘l’asso nella manica’ del navigatore fiorentino» (Gentile). Ma oltre alla cartografia tolemaica, Vespucci doveva conoscere gli innovativi mappamondi creati a Firenze da Enrico Martello e Francesco Rosselli nel 1489-90, dopo cioè la circumnavigazione africana di Bartolomeo Dias/Diaz.

Quanto alla sua cultura nautica, c’è da chiedersi se si possa inserire Vespucci nella tradizione marinara che si era venuta formando a Firenze tra il 1406-1421 (acquisto di Pisa e Livorno), il 1478-1480 (smobilitazione della flotta comunale che effettuava viaggi nei porti del Mediterraneo e dell’Europa atlantica fino a Fiandre e Inghilterra) e il 1494 (incendio delle ultime navi fiorentine da parte dei ribelli pisani), per il fatto che i rappresentanti delle famiglie mercantesche – non esclusi i Vespucci – ebbero modo di formare una riserva di esperienza proprio nelle galere pubbliche e private che operarono con base tra Porto Pisano e Livorno. È probabile che la matrice dei viaggi di Vespucci, e di tanti altri fiorentini che ebbero responsabilità diretta nell’esercizio delle navi o che si imbarcarono come semplici passeggeri, sia da ricercare altrove, specialmente nei porti iberici. In altri termini, se anche Amerigo poté formarsi a Firenze alle conoscenze geografico-cosmografiche, fu poi a Siviglia e Lisbona che poté allargare il suo sapere nautico, «a contatto con quell’ambiente marinaro esperto non solo del vecchio e arcinoto mare Mediterraneo, ma del nuovo e altrove poco conosciuto oceano Atlantico» (Perini).

Le prove della cultura umanistica vespucciana emergono dalle sue opere. Oltre a Tolomeo, presente un po’ ovunque, sono da ricordare, nel Mundus Novus (relazione del terzo viaggio in America, edita a stampa ad Augusta nel 1504), riferimenti all’Apocalisse attribuita all’apostolo Giovanni, alla Naturalis historia di Plinio il Vecchio e alle rime di Francesco Petrarca; mentre nella Lettera è richiamato spesso Dante Alighieri con la Divina commedia. D’altra parte, le lettere manoscritte e le relazioni richiamano molto da vicino, per impostazione e contenuti, il contributo innovativo offerto nel 1341 da Giovanni Boccaccio alla letteratura di scoperta ed esplorazione oceanica con il De Canaria, opera da considerare un vero e proprio modello del genere letterario che tra Quattro e Cinquecento prenderà avvio con le lettere dei viaggi di scoperta di Cristoforo Colombo e di Amerigo Vespucci.

Ma ciò che rese famoso al suo tempo Vespucci non furono tanto i suoi viaggi transatlantici, pur importanti, e le sue doti di marinaio, ma proprio le deduzioni di carattere teorico che seppe trarre dalle navigazioni. La sua importanza «resta legata alle sue competenze e alla capacità dimostrata nel comprendere e divulgare le novità di carattere cosmografico e geografico apportate dalla scoperta dell’America» (Luzzana Caraci). Amerigo era consapevole della solidità della sua preparazione cosmografico-geografica, grazie anche all’abilità nell’uso degli strumenti: quadrante, astrolabio, bussola per le direzioni e compasso per il calcolo, sulla cartografia, delle distanze esistenti o percorse; strumenti che servivano soprattutto ad orientarsi e a fare il punto in aperto oceano, anche mediante le osservazioni celesti. Per la longitudine non esisteva ancora un metodo pratico di misura, come dimostrano i dati assai imprecisi ricavati da Colombo tra 1494 e 1504 mediante la differenza tra l’ora in cui si verificava nel luogo un’eclissi di luna e l’ora in cui tale eclissi sarebbe stata osservata in Europa, dedotta dalle tavole astronomiche correnti, che anche Vespucci aveva con sé (Tavole moderne e antiche ricordate nella prima delle quattro lettere pervenuteci, non autografe, inviate a Lorenzo di Pierfrancesco dei Medici, da Siviglia il 18 o 28 luglio 1500, da Capo Verde il 4 giugno 1501, da Lisbona alla fine luglio 1502, e un’altra in frammento della fine del 1502). La prima e la seconda lettera testimoniano i calcoli di longitudine effettuati mediante l’applicazione dell’innovativo e ingegnoso sistema ‘delle distanze lunari’: sfruttando cioè la differenza di ora in cui sarebbe stata osservata, nel luogo in cui si trovava e in Europa, la congiunzione di due astri, nel caso specifico la Luna e Marte. Per l’imperfezione degli strumenti, non meraviglia che anch’egli ottenesse un risultato molto scorretto.

Vespucci si mostrava orgoglioso di sapere ben utilizzare gli strumenti che consentivano di praticare l’astronomia a fini nautici, la cui conoscenza era necessaria per la navigazione oceanica e soprattutto per le traversate in longitudine che era indispensabile effettuare per raggiungere le ‘terre occidentali’: «Tanto che se i miei compagni non avessero avuto fiducia in me, che conoscevo la cosmografia, non ci sarebbe stato né un pilota né un capitano di nave che sarebbe stato in grado di dire dove ci trovavamo, dopo aver percorso cinquecento leghe. Eravamo, infatti, persi e errabondi solo gli strumenti ci mostrarono con precisione la verità riguardo all’altezza dei corpi celesti, e questi strumenti furono il quadrante e l’astrolabio, come chiunque poté vedere. Da quel momento, tutti mi seguirono con molto rispetto, perché avevo mostrato loro che, anche senza l’aiuto della carta nautica, conoscevo l’arte della navigazione più di tutti i piloti di tutto il mondo. Essi, infatti, non hanno alcuna conoscenza al di là dei mari che sono soliti navigare».

La prima lettera documenta che Amerigo era in grado di leggere e interpretare la cartografia disponibile ma anche di saperla correggere e costruire ex novo. Scrive infatti di essere in procinto di spedire al Medici, tramite il concittadino Francesco Lotti, «dua figure della discrezione [descrizione] del mondo fatte e ordinate di mia propria mano e savere: e sarà una carta in figura piana e uno apamondo in corpo sperico», considerate di qualità, specialmente «el corpo sperico»: «che poco tempo fa che ne feci uno per l’Altezza di questi re, e lo stimòn molto».

Durante il viaggio del 1501-1502, Amerigo navigò così a lungo a sud (dal Capo San Rocco in Brasile fino almeno al Rio della Plata e forse fino alla Patagonia), da ricavare dalla sua esperienza una certezza rivoluzionaria, e cioè che le terre di cui egli aveva percorso le coste costituivano un continente diverso dall’Asia e sconosciuto alla geografia tolemaica. Egli è pienamente consapevole «che le terre esplorate nell’emisfero occidentale costituiscono un ‘Mondo Nuovo’, ossia un continente a sé, una terra promessa probabilmente ricca quanto le Indie, ma più facile da sfruttare a causa della mansuetudine e primitività dei suoi abitanti; e che i risultati del viaggio avrebbero fatto tramontare la geografia tolemaica, poiché dimostrano che la distribuzione delle terre emerse e dei mari è diversa da quella proclamata dal geografo alessandrino» (Luzzana Caraci). La nuova terra costituiva una realtà geografica che il fiorentino non ritrovava neppure nelle cartografie ‘moderne’ da poco costruite a Firenze da Martello e Rosselli. Se Colombo resta un figlio del medioevo, che arriva a negare la sfericità della terra, «Vespucci, invece, con le sue esperienze, nega e contraddice l’intera concezione cosmografica dell’antichità, affermando l’esistenza e l’abitabilità di un continente al di sotto dell’equatore verso mezzogiorno» (Perini).

Dalle opere, al di là delle contraddizioni e degli errori, rifulge infine la straordinaria sapienza narrativa di Amerigo: in mare, nella descrizione del firmamento e, in terra o in vista della medesima, e costeggiandola per lunghissimi tratti, in rapporto agli argomenti prettamente geografici-antropologici, relativi cioè alla bellezza dell’ambiente e del paesaggio, del clima e della vita biologica, dell’umanità con gli usi e i costumi, la vita quotidiana. Particolarmente interessanti sono i riflessi delle opere di Vespucci nella cartografia. Il viaggio vespucciano del 1501-1502 trova ad esempio riscontro nei mappamondi più innovativi, quelli di Alberto Cantino (1502) e di Vesconte Maggiolo (1504).

Dopo il 1507 e la diffusione della traduzione latina della Lettera – pubblicata a Firenze tra 1504 e 1505, e in traduzione, come Quattuor Americi Vesputii Navigationes, nel 1507 per la Cosmographiae Introductio dell’umanista e geografo tedesco Martin Waldseemuller, che dette il nome di Amerigo all’America Meridionale – questa diviene la fonte che ispira la decorazione della carta nautica Kunstmann II, ove nell’America Meridionale viene raffigurato un episodio di cannibalismo descritto da Amerigo. Dal 22 marzo 1508 alla morte egli ricoprì l’importante carica di piloto mayor ovvero di responsabile dell’addestramento dei piloti e della redazione delle carte geografiche nautiche per conto del Regno di Spagna.

Pur essendo andate perdute quelle di maggiore respiro, ovvero le cartografie generali e il trattato di geografia che Vespucci testimonia di avere redatto sull’insieme delle esperienze di viaggio mediante l’utilizzazione del diario giornaliero, le sue opere fecero conoscere all’Europa colta la realtà geografica del Nuovo Mondo, in tutte le componenti, fisiche e antropiche, diffondendo altresì l’amore per il sapere scientifico e letterario dell’Umanesimo fiorentino, di cui egli può essere considerato un figlio illustre.

 

Letture di approfondimento:

  • Vespucci, Lettere di viaggio, a cura di L. Formisano, Milano, Arnoldo Mondadori, 1985.
  • America sive Mundus Novus. Le lettere a stampa attribuite ad Amerigo Vespucci, a cura di L. Formisano, C. Masetti, Roma, Società Geografica Italiana, 2007.
  • L. Formisano, Amerigo Vespucci, in P. Collo, P. L. Crovetto (a cura di), Nuovo Mondo. Gli Italiani. 1492-1565, Torino, Einaudi, 1991, pp. 219-268.
  • S. Gentile, Firenze e la scoperta dell’America. Umanesimo e geografia nel ‘400 fiorentino, Firenze, Olschki, 1992.
  • Il mondo di Vespucci e Verrazzano: geografia e viaggi. Dalla Terrasanta all’America, a cura di L. Rombai, Firenze, Olschki, 1993.
  • I. Luzzana Caraci, Amerigo Vespucci, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1996-1999, voll. 2.
  • Amerigo Vespucci: un uomo, un Continente. Guida alla mostra (Firenze, Palagio di Parte Guelfa, 1-16 ottobre 2004), a cura di L. Perini, Firenze, s.i.t., 2004.
  • Iddio ci dia buon viaggio e guadagno. Firenze, Biblioteca Riccardiana, ms. 1910 (codice Vaglienti), a cura di L. Formisano, Firenze, Edizioni Polistampa, 2006.

Elenco dei link in ordine di citazione (il loro funzionamento è stato verificato il 1° marzo 2012):


Come citare questo articolo: Leonardo Rombai, Marzo 1454: nasce Amerigo Vespucci, in "Portale Storia di Firenze", Marzo 2017, http://www.storiadifirenze.org/?temadelmese=marzo-1454-nasce-amerigo-vespucci
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