Ottobre 1938: l’espulsione dei docenti ebrei dall’Università di Firenze

Immagine di copertina:

Laboratorio di Psicologia sperimentale, Firenze, 1924. Seduti da sinistra: Enzo Bonaventura, Francesco De Sarlo, Ludovico Limentani. L’immagine è tratta dal website «MET. News dalle pubbliche amministrazioni della Città Metropolitana di Firenze»



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di Francesca Cavarocchi (Università di Firenze)
[Le parole evidenziate nel testo rinviano a link esterni elencati in fondo alla pagina]

Il volume, edito da Hutchinson nel 1948, era stato pubblicato per la prima volta a Firenze da Barbera nel 1937

Il regio decreto legge del 5 settembre 1938 (n. 1390, Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista) costituì uno fra i primi e più importanti tasselli della legislazione antisemita del regime: esso sancì la sospensione dal servizio a datare dal 16 ottobre di tutti gli insegnanti di «razza ebraica»; al personale insegnante erano equiparati anche i liberi docenti, gli aiuti e gli assistenti universitari. La definitiva dispensa dal servizio fu invece stabilita dal regio decreto legge del 15 novembre (n. 1779, Integrazione e coordinamento in unico testo delle norme già emanate per la difesa della razza nella scuola italiana). Misura preliminare all’applicazione dei decreti era stato l’avvio nell’agosto 1938 del censimento della popolazione ebraica presente nella penisola, esteso via via a tutti i settori dell’amministrazione e dell’economia.
I medesimi provvedimenti vietavano l’iscrizione di studenti ebrei italiani e stranieri agli istituti di istruzione superiore, mentre quanti risultavano già iscritti potevano «in via transitoria» terminare il corso di studi; tale deroga si doveva a considerazioni legate ad accordi di reciprocità con altri paesi siglati negli anni precedenti.
I professori espulsi dalle Università del Regno furono 96; ad essi si aggiungevano più di 400 fra incaricati, liberi docenti, lettori, aiuti ed assistenti. Dall’ateneo fiorentino furono allontanati 39 studiosi: 5 ordinari, 1 emerito, 7 incaricati, 16 liberi docenti, 10 assistenti.
Giurisprudenza perse Federico Cammeo, ordinario di Diritto amministrativo e preside della Facoltà; Renzo Ravà, incaricato di Diritto costituzionale e straordinario di Legislazione del lavoro; Cesare Cammeo ed Edoardo Vitta, assistenti volontari rispettivamente di Diritto civile e Diritto internazionale. Federico Cammeo era un eminente amministrativista, socio di accademie ed istituzioni scientifiche nazionali. Dato l’incarico che ricopriva, la sua sostituzione – che portò alla designazione di Silvio Lessona – dovette essere particolarmente delicata e traumatica. Alla sua morte il 17 marzo 1939 sarebbe seguito il suicidio del figlio Cesare. Non si tenne alcuna cerimonia ufficiale in loro ricordo dato che indicazioni ministeriali avevano vietato espressamente eventi di questo tenore.

Riccardo Dalla Volta in un’immagine tratta dal sito dell’Accademia dei Georgofili di Firenze

Economia e Commercio perse due ordinari, un professore emerito, un incaricato e un’assistente volontaria. L’emerito Riccardo Dalla Volta era stato direttore dell’Istituto superiore “Cesare Alfieri” e preside della Facoltà di Economia. Autore di un’opera sterminata, fu economista, storico dell’economia e sociologo del lavoro; era socio di accademie e società di studi italiane e straniere. Enrico Finzi era dal ‘27 ordinario di Istituzioni di diritto privato e direttore dell’omonimo seminario. Mario Ghiron era incaricato di Diritto industriale e direttore della rivista «Studi di diritto industriale» ; membro di varie commissioni ministeriali, era stato dunque attivamente impegnato all’interno delle strutture dello Stato fascista. Lea Oberdorfer era assistente volontaria della cattedra di Statistica economica.
Medicina, la Facoltà più colpita in numero assoluto, perse due incaricati – Clara Bergamini Di Capua, docente di Chimica per i medici, e Mario Volterra, docente di Semeiotica medica -, otto liberi docenti, cinque assistenti volontari e un aiuto volontario. Dei liberi docenti, quattro appartenevano alla branca oculistica – Elia Bacquis, Marco Bacquis,, Renzo De Cori e Giorgio Pereyra -, due erano specializzati in Clinica pediatrica – Alessandro Fiano e Umberto Franchetti -, mentre Giacomo Ancona e Alberto Salmon avevano ottenuto l’abilitazione rispettivamente per Patologia speciale medica e Neuropatologia. Si contavano infine l’aiuto Carlo Shapira e gli assistenti Nathan Cassuto, Alessandro Bieber, Sergio Levi, Eugenia Jona, Renzo Wiechmann. Vari di essi erano professionisti affermati: a titolo di esempio, Umberto Franchetti aveva ricoperto ruoli dirigenziali al Meyer, presso cui prestava servizio anche il giovane Sergio Levi; Giorgio Pereyra era direttore dell’ospedale oftalmico. In forza di successivi decreti, i docenti saranno anche estromessi dall’esercizio della professione e radiati dall’ordine dei medici.
La Facoltà di Lettere e Filosofia perse due ordinari, un incaricato e cinque liberi docenti: fu quindi dopo Medicina la Facoltà più colpita dal punto di vista quantitativo. Attilio Momigliano, ordinario di Letteratura italiana, era filologo, storico e critico letterario, autore di numerose monografie e di fortunati lavori di sintesi; Ludovico Limentani, ordinario di Filosofia morale, era un importante esponente della scuola positivista ed autore di raffinati studi di etica; Enzo Bonaventura, incaricato di Psicologia sperimentale e direttore dell’omonimo Istituto, fra i primi divulgatori delle teorie psicoanalitiche in Italia, era segretario della Società italiana di psicologia e presidente della sezione fiorentina.

Un testo di Momigliano edito nel 1915

L’applicazione delle leggi razziali significò anche un forte ridimensionamento dell’ebraistica, con l’allontanamento di Elia Samuele Artom, libero docente di Lingua e letteratura ebraica, e di David Diringer, libero docente di Antichità ed epigrafia ebraiche. Da Lettere furono espulsi altri tre liberi docenti: lo specialista dell’opera leopardiana Giulio Augusto Levi di Letteratura italiana, Teodoro Levi di Archeologia classica e Isacco Sciaky di Filosofia.
La Facoltà di Scienze perdeva l’incaricato di Fisica teorica Simone Franchetti, due liberi docenti – Enrica Calabresi di Zoologia, Enrico Jolles di Chimica organica -, oltre alla già citata Clara Di Capua. Con l’espulsione di Franchetti e quella di Giulio Racah, per anni libero docente a Firenze e vincitore nel 1937 della cattedra di Fisica teorica a Pisa, questa branca si trovò temporaneamente sottorappresentata nei due atenei toscani.
Dalla Facoltà di Agraria furono allontanati due assistenti incaricati e un assistente volontario: si trattava rispettivamente di Giorgio Rossi (Istituto di Zootecnia), Avigail Vigosky (Istituto di Botanica sistematica), e Giulio Perugia (Istituto di Industrie agrarie).
Il colonnello Gualtiero Sarfatti, docente di Cultura militare a Magistero, non figurava ufficialmente fra i dispensati dal servizio perché il suo incarico era rinnovato ogni anno.
Approfondimenti sui profili accademici dei docenti espulsi e sulle procedure di sostituzione dimostrano come le leggi razziali abbiano causato la perdita di cospicue forze sul piano scientifico e didattico, anche in considerazione del fatto che molti ricoprivano, oltre alle cattedre ed agli incarichi di insegnamento, ruoli negli istituti universitari, nonché in accademie e società di studi. Ad essi fu interdetta la pubblicazione presso case editrici, riviste scientifiche e periodici culturali. Per quanto concerneva i più giovani la decadenza dell’abilitazione significò la perdita per la ricerca di forze promettenti e la brusca interruzione di carriere già avviate.
L’impatto delle leggi razziali deve essere inoltre commisurato alla ristrettezza degli organici del tempo: a Lettere ad esempio furono allontanati, su 19, due ordinari di indiscusso rilievo. Tali provvedimenti contribuirono in modo significativo ad accentuare il distacco dal regime da parte di quegli studiosi, da Calamandrei a La Pira, che avevano già manifestato un atteggiamento critico verso la dittatura. I docenti estromessi furono ringraziati ufficialmente dai massimi organi accademici per l’opera prestata e ricevettero attestati di stima e solidarietà da vari colleghi, ma nessuna voce di protesta ebbe risonanza pubblica. Gli ordinari e incaricati furono generalmente sostituiti nell’anno accademico 1938-39, al contrario di quanto avvenne per gli assistenti ed i liberi docenti. Per tali categorie, non inserite negli organici, si registrò negli anni successivi una lieve contrazione quantitativa, legata a direttive del ministro Bottai volte a restringere l’accesso ai livelli più bassi della carriera accademica.

Sergio Levi in un ritratto fotografico (da «Moked. Portale dell’ebraismo italiano»)

L’ateneo fiorentino preferì ricorrere ad incarichi o a forme di mutuazione da parte di professori interni rispetto a concorsi o trasferimenti; sembrò dunque prevalere una scelta di continuità e di prudenza, anche se le procedure di sostituzione osservarono modalità differenti.
La cattedra di Momigliano era stata offerta a Massimo Bontempelli, che rifiutò l’incarico; al suo posto venne designato Giuseppe De Robertis, pochi mesi dopo nominato ordinario «per meriti speciali». Fu lo stesso Limentani a segnalare come suo possibile sostituto l’allievo Eugenio Garin, allora libero docente; una procedura analoga fu seguita per l’insegnamento di Psicologia sperimentale e la direzione dell’Istituto, coperti mediante l’incarico ad Alberto Marzi, che era stato fino ad allora assistente di Bonaventura.
Una parte significativa degli studiosi scelse di abbandonare il paese. Enzo Bonaventura, Elia Samuele Artom, Alessandro Fiano, Isacco Sciaky ed altri emigrarono in Palestina. David Diringer nel 1939 emigrò in Inghilterra e dal 1948 insegnò Epigrafia semitica a Cambridge, diventando un’autorità nel campo della storia dell’alfabeto; anche il chimico Enrico Jolles si trasferì in Inghilterra, dove lavorò prima all’istituto Lister e poi in enti di ricerca privati. Mario Volterra emigrò negli USA ma tornò a Firenze dopo la guerra.
Altri, come Momigliano e Limentani, rimasero in Italia sperimentando una condizione esistenziale di precarietà e di esclusione. Alcuni, come Nathan Cassuto, si impegnarono attivamente nelle organizzazioni scolastiche ebraiche e nelle reti di assistenza predisposte dalle Comunità per alleviare gli effetti delle persecuzioni. Dopo l’8 settembre 1943 vari di essi si nascosero nel capoluogo o cercarono rifugio nelle campagne toscane: a titolo di esempio Momigliano riparò per vari mesi a Borgo San Sepolcro, mentre la famiglia Franchetti trovò asilo in Casentino. Riccardo Dalla Volta e Nathan Cassuto furono deportati da Firenze e morirono ad Auschwitz; Enrica Calabresi morì suicida nel carcere di Santa Verdiana nel gennaio 1944.
Furono solo 15 i docenti reintegrati dopo la Liberazione, dato che parte degli espulsi era ormai stabilmente insediata all’estero, mentre altri erano deceduti o avevano raggiunto i limiti di età. Dopo una complessa procedura burocratica, Enrico Finzi riuscì a reinsediarsi alla Facoltà di Giurisprudenza di cui fu preside dal 1947 al 1955. Renzo Ravà fu reintegrato nel ’44 e nominato ordinario di Legislazione del lavoro con decorrenza dal 1939. Le procedure di reintegrazione furono in generale lente e difficoltose, in una cornice caratterizzata sia da un farraginoso iter burocratico che si dipanava fra il ministero ed i singoli atenei, sia dalla complessiva ritrosia dell’istituzione ad assicurare un adeguato risarcimento materiale e morale agli espulsi.

Enzo Bonaventura (foto nel sito della rivista culturale «Doppiozero»)

I provvedimenti di «bonifica» dell’università furono affiancati a partire dal ’38 da una serie di circolari ministeriali che invitavano a potenziare gli insegnamenti a tematica razziale, nonché le attività di propaganda fra gli studenti e negli ambienti intellettuali locali.
A Firenze entro il novembre 1938 tutte le Facoltà attivarono nuovi insegnamenti e approvarono le modifiche ai rispettivi statuti. Giurisprudenza, Scienze politiche ed Economia introdussero fra i complementari Demografia generale e demografia comparata delle razze; Medicina, Magistero, ed i corsi di laurea di Filosofia e Scienze naturali prevedevano invece il complementare di Biologia delle razze umane, affidato per incarico al noto studioso e ordinario di Geografia Renato Biasutti. L’ateneo fiorentino contava su una solida tradizione di studi coloniali ed antropologici, settori chiamati dallo stesso Bottai ad intensificare la propria visibilità in chiave didattica e propagandistica. A partire dal ’38, l’Università di Firenze promosse – insieme all’Istituto fascista di cultura, alla Società italiana di antropologia ed etnologia e ad altre istituzioni locali – iniziative e cicli di conferenze sui problemi della razza e dell’impero. Fino al 1940, anno della sua radiazione dai ranghi accademici per malversazione, un ruolo significativo fu svolto da Lidio Cipriani, incaricato di Antropologia e firmatario del Manifesto degli scienziati razzisti.
Nonostante settori significativi della docenza avessero reagito alla legislazione razziale con freddezza e con velate forme di dissenso, l’istituzione universitaria non solo ne garantì la rigorosa applicazione, ma fu mobilitata nella campagna propagandistica sui temi razziali. La strategia del regime ne uscì rafforzata, sia perché esso aveva ottenuto un tendenziale allineamento degli ambienti intellettuali alla svolta antisemita, sia perché questa nuova prova di forza sembrava mostrare come il processo di fascistizzazione e disciplinamento della società italiana fosse, alla fine degli anni ’30, un obiettivo sostanzialmente raggiunto.
Bibliografia di riferimento

  • A. Capristo, L’espulsione degli ebrei dalle accademie italiane, Torino, Zamorani, 2002
  • F. Cavarocchi, A. Minerbi, Politica razziale e persecuzione antiebraica nell’ateneo fiorentino, in E. Collotti (a cura di), Razza e fascismo. La persecuzione contro gli ebrei in Toscana (1938-1943), Roma, Carocci, 1999, pp. 467-510
  • R. Finzi, L’università italiana e le leggi antiebraiche, 2a ed., Roma, Editori Riuniti, 2003
  • V. Galimi, G. Procacci (a cura di), Per la difesa della razza. L’applicazione delle leggi antiebraiche nelle università italiane, Milano, Unicopli, 2009
  • P. Guarnieri, Italian Psychology and Jewish Emigration Under Fascism. From Florence to Jerusalem and New York, New York, Palgrave-Macmillan, 2016
  • F. Pelini, Appunti per una storia della reintegrazione dei professori universitari perseguitati per motivi razziali, in I. Pavan, G. Schwarz (a cura di), Gli ebrei in Italia tra persecuzione fascista e reintegrazione postbellica, Firenze, Giuntina, 2001, pp. 113-39
  • G. Turi, L’Università di Firenze e la persecuzione razziale, «Italia contemporanea», 219, 2000, pp. 227-47

Elenco dei link in ordine di citazione (il loro funzionamento è stato verificato nel settembre 2017)


Come citare questo articolo: Francesca Cavarocchi, Ottobre 1938: l’espulsione dei docenti ebrei dall’Università di Firenze, in "Portale Storia di Firenze", Ottobre 2017, http://www.storiadifirenze.org/?temadelmese=ottobre-1938-lespulsione-dei-docenti-ebrei-dalluniversita-di-firenze
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