Gennaio 1821: esce l’«Antologia» di Giovan Pietro Vieusseux

Immagine di copertina:

PDF

di Sara Mori

[Le parole evidenziate nel testo rinviano a link esterni elencati in fondo alla pagina]

 

 

 

Palazzo Buondelmonti, prima sede del Gabinetto Vieusseux

«L’Italia […] se possiede alcune preziose opere periodiche, son desse in picciol numero, e ben di rado fanno escursioni sul dominio della letteratura straniera. Quindi manca un importante sussidio agli amanti delle scienze e delle lettere, e sopratutto a coloro ne’ quali giova eccitare e promuovere il gusto per un’utile ed amena lettura. Nostro intendimento adunque è di supplire a questa mancanza mediante l’Antologia».

 

Così recita il proemio della più nota rivista italiana della prima metà del XIX secolo, il cui primo fascicolo vide la luce a Firenze nel gennaio 1821. Direttore del giornale era Giovan Pietro Vieusseux, proprietario del Gabinetto Scientifico Letterario che aveva sede nel Palazzo Buondelmonti in Piazza Santa Trinita, aperto nel gennaio dell’anno precedente.

Proprio nelle stanze di Palazzo Buondelmonti Vieusseux elaborò, anche assieme a Gino Capponi, il progetto di un giornale scientifico e letterario che avesse un respiro non solo toscano ma nazionale, italiano e al contempo europeo.

La rivista iniziò proponendosi come una raccolta di traduzioni dei migliori articoli pubblicati sulle principali riviste straniere, come l’«Edinburgh Review», la «Quarterly Review», l’«Hermes» di Lipsia e molte altre. Modello ispiratore per temi proposti e struttura era la «Revue encyclopédique» fondata, nel 1819, e diretta da Marc-Antoine Jullien. Della rivista parigina Vieusseux prese a modello la struttura, caratterizzata da articoli sui più svariati argomenti, condividendone anche le motivazioni ideali, che miravano a presentare le varie branche del sapere in una prospettiva unitaria, così da favorire la circolazione delle idee e delle conoscenze al fine di un progresso sociale diffuso.

 

Frontespizio della rivista

Già nel fascicolo dell’aprile 1821, dopo solo tre numeri dunque, Giovan Pietro Vieusseux comunicò ai suoi lettori e associati la volontà di allargare l’orizzonte della sua iniziativa editoriale e dunque di aprirla anche a contributi originali.

 

I temi trattati nella rivista coprirono: storia, innovazioni tecnico-scientifiche, letteratura, archeologia, economia, pedagogia, viaggi e scoperte geografiche, statistica, agricoltura, giurisprudenza, medicina, e altri ancora che venivano a comporre un quadro unitario proposto all’impegno degli italiani. Nell’ottica del suo direttore, proporre e stimolare un’attenzione critica che comprendesse a pieno titolo le scienze, sia quelle di secolare tradizione che quelle emergenti come la chimica o la statistica, poteva contribuire a costruire una società italiana progredita e consapevole, sempre in dialogo e in scambio con il dibattito europeo più avanzato.

Nei suoi dodici anni di attività, prima della chiusura forzata da parte del governo granducale, l’«Antologia» sostenne e incoraggiò quindi da varie prospettive la formazione di una coscienza nazionale italiana. Pur non potendo discutere apertamente di politica e di cosa pubblica, per i limiti imposti dalla censura granducale, l’«Antologia» affrontava comunque argomenti che avevano profonde influenze e ricadute sul benessere sociale e sul progresso civile. Ed è proprio attraverso le argomentazioni della critica letteraria, le discussioni sulle varie scienze e sull’agricoltura, che la rivista riuscì ad affrontare temi legati all’attualità come per esempio l’istruzione popolare o lo stato dell’agricoltura, inserendosi così nei dibattiti europei.

Alla fine del 1821 il direttore assunse come collaboratore stabile Giuseppe Montani, letterato cremonese al quale affiancò nell’ottobre 1827 Niccolò Tommaseo. I due redattori avevano uno stipendio di tutto rispetto, caratteristica non comune in un’epoca in cui il lavoro di giornalista e scrittore faticava ancora molto ad essere riconosciuto come professione. Vieusseux, nelle sue lettere, ribadisce spesso la volontà di pagare i collaboratori, anche gli occasionali, proprio perché solo in tal modo poteva sentirsi libero di rifiutare articoli non adeguati e di commissionare ciò che più corrispondeva alla linea editoriale del suo giornale.

 

Un’immagine tratta dalla rivista

Numerose furono le personalità che pubblicarono sul periodico: Giandomenico Romagnosi, Gabriele Pepe, Terenzio Mamiani, Raffaello Lambruschini, Pietro Colletta, Pietro Giordani, Giuseppe Bianchetti, il traduttore di Shakespeare Michele Leoni, lo storico dell’arte Leopoldo Cicognara e un giovanissimo Mazzini (con due noti articoli sulla letteratura europea e sul dramma storico). Fra gli stranieri vanno ricordati almeno Karl Witte, Louis De Potter, Alfred von Reumont e Jacob Gråberg di Hemsö, mentre molto ampia si presenta ovviamente la schiera dei toscani: Gaetano Cioni, Urbano Lampredi, Sebastiano Ciampi, Giovan Battista Zannoni, Emanuele Repetti, Giovan Battista Niccolini, Gino Capponi, Enrico Mayer, Francesco Forti e Vincenzo Salvagnoli, il collaboratore più giovane.

 

Dalle pagine solo in apparenza dedicate alle dispute tra i diversi filoni della coeva letteratura italiana l’«Antologia», soprattutto a partire dall’entrata di Tommaseo nella redazione, divenne anche mezzo di trasmissione delle prime suggestioni patriottiche e di velate critiche al sistema politico della Restaurazione.

Per tali motivi la rivista fu sempre sotto l’attenzione costante della censura granducale, che, attraverso il capo dell’ufficio di censura fiorentino, padre Mauro Bernardini, controllava con estrema perizia ogni articolo da pubblicare. Una volta stampata, la rivista doveva poi affrontare le censure degli altri Stati italiani preunitari, che cercavano con ogni mezzo o di impedirne la circolazione nei propri territori o almeno di renderne la diffusione piena di ostacoli e impedimenti.

La congiuntura politica in peggioramento e i continui e ripetuti attacchi giornalistici della rivista reazionaria modenese «La Voce della Verità» condussero drammaticamente alla chiusura della rivista tramite rescritto granducale nel 1833, dopo l’ultimo fascicolo uscito nel dicembre 1832.

A quel tempo il periodico aveva all’incirca 629 associati paganti, come si evince da una circolare del 1832 spedita dal direttore agli abbonati, cifra da considerarsi alta per l’Italia del tempo e per la tipologia di rivista.

La vicenda della chiusura viene ricordata dal direttore in una memoria autografa non datata, scritta in terza persona e conservata nell’Archivio storico del Gabinetto Vieusseux: «dal mese di febbrajo il Vieusseux, al sommo disgustato per le esigenze sempre crescenti della Censura […] si era portato dal ministro Corsini per dichiarargli ch’egli sospenderebbe volontariamente il suo giornale, aspettando tempi migliori […]. Il Ministro s’ebbe per male tale propensione ch’egli considerava come ingiuriosa per la Toscana […]. Allora soltanto Vieusseux passò alle stampe i materiali di quel primo fascicolo del 1833, il quale a pena stampato fu confiscato […]. Dall’ora in poi non fu mai possibile al Vieusseux di far approvare il piano d’un altro giornale letterario qualunque fosse il suo programma».

Vieusseux in effetti cercò negli anni seguenti di far rivivere la rivista in Piemonte sotto la direzione dell’editore Giuseppe Pomba, o almeno di trasferire in altri giornali, anche solo in parte, la linea editoriale e i collaboratori dell’«Antologia». Dopo l’occasione mancata con Vincenzo Mortillaro, direttore del «Giornale di scienze, lettere e arti per la Sicilia», Vieusseux iniziò una collaborazione che durerà alcuni anni con il «Progresso delle scienze, delle lettere e delle arti» di Napoli, diretto da Giuseppe Ricciardi.

Pur tra i molti ostacoli, causati sia dalla censura sia dalle difficoltà economiche (dovute in buona parte alle censure dei diversi Stati italiani, nonché alle divisioni doganali e monetarie), l’esperienza dell’ «Antologia», primo giornale italiano moderno, segnò in maniera irreversibile più generazioni di giornalisti, letterati, scienziati e cittadini italiani: nel sostenere la causa del liberalismo moderato, essa infatti non solo costituì stimolo ed esempio sostanziale e imprescindibile per la definizione del ruolo dell’intellettuale e la professione del giornalista, ma contribuì a creare un terreno comune in cui tutti gli studiosi potevano confrontarsi, favorendo dunque la presa di coscienza di un pubblico di lettori che poteva aspirare ad essere e sentirsi italiano e che scoprì questo afflato anche grazie all’iniziativa di Vieusseux.

 

Letture di approfondimento:

 

M. Bossi (a cura di), Giovan Pietro Vieusseux. Pensare l’Italia guardando all’Europa, Atti del convegno (Firenze, 27-29 giugno 2011), Firenze, Olschki, 2013

A. Chiavistelli, Dallo Stato alla nazione: costituzione e sfera pubblica in Toscana dal 1814 al 1849, Roma, Carocci, 2006

A. Volpi, Commercio e circuiti culturali. Giovan Pietro Vieusseux, un borghese di inizio Ottocento, Pacini, Pisa, 2008

L. Desideri (a cura di), Il Vieusseux. Storia di un Gabinetto di lettura 1819-2003. Cronologia Saggi Testimonianze, Firenze, Polistampa, 2004

U. Carpi, Letteratura e società nella Toscana del Risorgimento: gli intellettuali dell’«Antologia», Bari, De Donato, 1974

 

 

Elenco dei link in ordine di citazione (il loro funzionamento è stato verificato il 30 dicembre 2013):

 

 


Come citare questo articolo: Sara Mori, Gennaio 1821: esce l’«Antologia» di Giovan Pietro Vieusseux, in "Portale Storia di Firenze", Gennaio 2014, http://www.storiadifirenze.org/?temadelmese=3525
Torna su