Neri degli Strinati
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Non molte sono le informazioni note su Neri degli Strinati e la maggior parte di esse deriva proprio dalla cronichetta familiare di cui fu autore all’inizio del Trecento. Figlio di Alfieri di Strinato di Ramingo, egli era esponente di una antica famiglia fiorentina dedita al prestito ed alla mercatura, che, insieme ad altre casate magnatizie, fu colpita dagli Ordinamenti di Giustizia emanati nel 1293. Della condizione magnatizia della sua famiglia e delle limitazioni cui, per questo motivo, essa fu sottoposta, egli accenna brevemente in alcuni passaggi del suo racconto, ad esempio narrando dell’impossibilità di procedere contro due individui, in quanto popolani, colpevoli di non aver rispettato un precendente accordo finanziario. Come egli stesso ci informa, iniziò a stendere le sue memorie nella festa di S. Pietro del 1312, in Padova, città in cui ormai viveva da undici anni. Di sentimenti tradizionalmente ghibellini – come egli ricorda, molti furono gli esponenti della sua casata ad esser esiliati dalla città all’indomani dell’affermazione guelfa nel 1267 – Neri e altri membri della sua famiglia erano fuggiti da Firenze al tempo della vittoria dei guelfi neri con l’arrivo in città di Carlo di Valois. La narrazione si concentra inizialmente su dati meramente genealogici, dati che Neri avrebbe raccolto circa cinquant’anni prima da una sua parente allora già ultracentenaria, per poi spostare la propria attenzione sulle vicende relative, in particolare, ai beni immobiliari che la famiglia possedeva per la maggior parte nella zona del mercato vecchio, l’antico foro romano. I passaggi di proprietà, gli acquisti e le divisioni tra parenti gli consentono comunque di lasciarsi andare ogni tanto alla narrazione di episodi che sollevano un velo sulla vita quotidiana dell’epoca e sugli odi, non motivati dall’autore, tra varie famiglie. Le case degli Strinati così furono violentemente assalite e derubate nella stessa notte prima dai Della Tosa poi dai esponenti della famiglia Medici. La breve cronaca di Neri fu copiata nel 1467 da un suo discendente di nome Belfradello che l’aveva allora rinvenuta, malauguratamente lacera ed in pessime condizioni di conservazione. Questo fatto, e l’analogo destino cui andò incontro anche la copia redatta da Belfradello, spiega, a detta dell’editore che ne curò la prima e unica stampa nel XVIII secolo, i vuoti e le mancanze che essa presenta. Dei traffici e degli affari in cui erano impegnati Neri ed i suoi parenti abbiamo testimonianza in alcuni atti tuttora conservati presso l’Archivio di Stato di Firenze e di cui, in alcuni casi, fu protagonista lo stesso autore della cronaca. Tra le altre cose, si viene così a sapere che egli ed altri della sua casata furono tra coloro che prestarono fideiussone per la Parte ghibellina al tempo della pace del cardinale Latino nel 1280, fatto di cui egli dà testimonianza nelle sue memorie, e che sedette nel consiglio generale del podestà nel 1285. Alcuni membri della famiglia erano iscritti all’arte di Calimala già negli anni trenta del Duecento, altri a quella del Cambio. Assai interessante, inoltre, è il fatto che alcuni degli episodi da lui narrati traggono conferma e verifica da atti notarili fortunamente conservatisi. La breve cronaca di Neri è un interessante esempio di quelle narrazioni familiari che tanto successo ebbero tra i mercanti toscani ed aprì il glorioso periodo dei grandi cronisti fiorentini, Dino Compagni e Giovanni Villani su tutti.

Opere Storia della guerra di Semifonte scritta da messer Pace da Certaldo e cronichetta di Neri degli Strinati, Firenze, Stamperia imperiale, 1753.

Studi su Neri degli Strinati Notizie sulla famiglia si possono trovare in: S. Raveggi, M.Tarassi, D.Medici, P.Parenti, Ghibellini, Guelfi e Popolo grasso. I detentori del potere politico a Firenze nella seconda metà del Dugento, Firenze, 1978, ad indicem. Molti documenti relativi alla casata degli Strinati sono editi in:  M. di Biliotto, Registro, anni 1294-1296, a cura di M. Soffici e F. Sznura, Tavarnuzze, SISMEL Edizioni del Galluzzo, 2002.